Il fratello di Cristiano Ronaldo, le maglie tarocche e gli altri parenti dei calciatori nei guai con la legge

Hugo dos Santos Aveiro, fratello maggiore del celebre bomber portoghese Cristiano Ronaldo, è stato inviato a processo dalla procura di Torino. Il fatto è avvenuto dopo la conclusione delle indagini che lo hanno accusato di truffa nei confronti dell’azienda torinese Pegaso. Quest’ultima aveva stipulato un costoso contratto con Aveiro per la produzione di un kit sportivo bloccato per concorrenza sleale e considerato tarocco. Il reato è stato commesso mediante la creazione di tredicimilacentosessantadue maglie troppo simili alle originali, recanti la scritta Cristiano Ronaldo identica a quella delle divise ufficiali della squadra bianco-nera. L’unica differenza era un piccolo dettaglio anteriore per distinguerle dall’originale.

Una truffa a tutti gli effetti

L’accusa afferma che l’inganno sia avvenuto attraverso la società di Aveiro, Mussara Gestao de Espacos e Eventos Lda, di cui egli era il rappresentante legale. Il contratto, firmato il 25 luglio 2019 con il titolare della Pegaso, mirava ad ottenere la licenza per il merchandising del calciatore Ronaldo. Prevedeva un pagamento di 650 mila euro. La Pegaso avrebbe avviato la produzione di 13 mila maglie, riproducendo grafica e marchio distintivo personalizzati di Ronaldo. Era stata rassicurata da Aveiro stesso che tali articoli fossero stati approvati dalla squadra bianco-nera. Tuttavia, la società non aveva mai concesso il suo consenso.

Successivamente, Aveiro avrebbe chiesto alla Pegaso di sviluppare nuovi prototipi, poiché l’Adidas aveva sollevato questioni di somiglianza con le loro maglie. Nel frattempo, l’imprenditore portoghese avrebbe acquistato segretamente le 13.162 maglie già prodotte al prezzo di 4,50 euro ciascuna, affermando che sarebbero state destinate alla distruzione, mentre in realtà le avrebbe messe in vendita sul mercato portoghese. In particolare, l’accusa sostiene che tali maglie siano state vendute presso il Museo CR7 sull’isola di Madeira al prezzo di 40 euro ciascuna.

Gli altri parenti di calciatori finiti nei guai

Oltre al fratello del celebre bomber portoghese, abbiamo osservato molti altri parenti stretti di grandi campioni finiti nei guai per la legge. Ecco una rassegna dei numerosi parenti di calciatori che hanno avuto problemi con la giustizia o che hanno fatto una fine inaspettata.

Il figlio di Pelè

Edson Cholbi Nascimento, noto come Edinho, ex portiere e allenatore brasiliano, nonché figlio maggiore di Pelè, è stato condannato a dodici anni e dieci mesi di carcere. La Corte di giustizia dello stato di San Paolo ha emesso il mandato di arresto nei confronti dell’ex calciatore, riducendo la pena dai 33 anni inizialmente previsti. Finora, Edinho è rimasto in libertà in attesa della decisione definitiva della corte sul suo ricorso contro la sentenza di primo grado. La vicenda risale al 2005, quando il primogenito dei sette figli di Pelè fu arrestato insieme ad altre 17 persone per reati di riciclaggio di denaro e traffico di droga.

Il cugino di Totò Schillaci

La vita di Maurizio Schillaci, può essere riassunta come un drastico passaggio da molto a niente. Nonostante si dicesse che fosse il più talentuoso tra i due cugini, Maurizio ha vissuto una carriera deludente. Il tutto nonostante il suo rapporto con l’allenatore Zdenek Zeman, che lo aveva guidato durante le sue esperienze al Licata e al Messina. Tra queste due squadre, ha avuto anche un’opportunità alla Lazio, all’epoca in Serie B, ma frequenti infortuni lo hanno tenuto lontano dal raggiungere il successo che avrebbe desiderato. La delusione per non essere diventato una stella come il cugino Totò ha avuto l’effetto nefasto di spingerlo verso la strada della cocaina e dell’eroina, considerate una “soluzione” ai suoi problemi e alla frustrazione.

Nel corso degli anni, Totò ha cercato di aiutarlo offrendogli un lavoro come custode di campi da calcio. Tuttavia, Maurizio è stato gradualmente travolto dalla sfortuna. Fortunatamente, negli ultimi anni sembra vivere in un modesto appartamento garantitogli da un amico, in cambio di una somma simbolica. Un sollievo, considerando che per anni ha vissuto a bordo di una vecchia Fiat Panda insieme al suo inseparabile cane Johnny.

Il padre di Arturo Vidal

Il padre del noto centrocampista cileno era stato arrestato nel 2015 a La Victoria, nel centro-sud di Santiago del Cile. Il centrocampista cileno, ex Juventus, stava vivendo un momento da sogno durante la presentazione come nuovo giocatore del Bayern Monaco, contemporaneamente all’arresto del padre effettuato dopo un controllo di identità. Secondo quanto riportato dal sito cileno Emol.com, durante la perquisizione dell’abbigliamento di Vidal Navarro, “le autorità hanno trovato quattro pacchetti di pasta base e due coltelli da cucina”, motivo per cui hanno deciso di arrestarlo e trasportarlo in commissariato. Lì è emerso che il padre del “Re Arturo” ha precedenti per tentato furto, possesso di arma da taglio e violazione della legge sugli stupefacenti. Il magistrato incaricato del caso ha ritenuto che la quantità di droga che portava fosse per uso personale e gli ha concesso la libertà. Non certo uno stinco di santo, però.