Il traditore, qual è la storia vera di Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi interpretato da Favino?

Il film “Il traditore” ha come protagonista Pierfrancesco Favino nel ruolo di Tommaso Buscetta. Diretto da Marco Bellocchio, il film racconta la vita del pentito dalla sua cattura in Brasile e l’estradizione in Italia fino alla sua morte, passando per il maxiprocesso che ha portato alla condanna dei membri di Cosa Nostra. È stato premiato con 7 Nastri d’Argento e 6 David di Donatello ed è disponibile anche su Netflix.

La trama de “Il Traditore”

La trama del film si svolge all’inizio degli anni ’80, quando le famiglie palermitane e corleonesi che dominano Cosa Nostra controllano il traffico mondiale di droga. Nonostante una pace apparente, si intravedono segnali di un’imminente faida. Dopo la festa di Stefano Bontate, che riunisce i gruppi criminali più potenti, Tommaso Buscetta, noto anche come Masino, membro della cosca palermitana, decide di tornare in Brasile con sua moglie Cristina e le loro figlie. Affida i suoi figli Benedetto e Antonio al suo amico Pippo Calò.

Poco dopo inizia una guerra vera e propria, con omicidi brutali commessi da entrambe le parti. Tra le vittime ci sono il fratello e i due figli di Buscetta. Nel frattempo, il suo piano di fuga in Brasile fallisce quando viene arrestato dalla polizia. Tentando il suicidio, viene salvato, ma nel 1984 viene estradato in Italia. Senza più potere, rischia di essere eliminato dai corleonesi sotto l’egida di Totò Riina. Entra in scena Giovanni Falcone, un giudice antimafia, che gli propone di collaborare con la giustizia. Buscetta accetta e questo segna l’inizio di una nuova pagina nella storia italiana. Rivela nomi, cognomi e regolamenti, fornendo tutte le informazioni utili alla magistratura per smantellare l’organizzazione. Nonostante la collaborazione, rifiuta di essere definito un pentito, affermando di aver scelto di parlare perché non si riconosceva più nella nuova mafia.

Il maxiprocesso, la condanna da Cosa Nostra e la morte negli States

La decisione di Buscetta è seguita da quella di Salvatore Contorno. Grazie alle loro rivelazioni, Falcone riesce a tracciare un quadro chiaro di Cosa Nostra e a effettuare centinaia di arresti. Nel 1986 inizia il celebre maxiprocesso nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo, appositamente costruita per ospitare i 475 imputati, oltre agli avvocati e ai testimoni, al riparo da attacchi missilistici. Tommaso Buscetta diventa il testimone chiave, ma durante il processo si verifica qualcosa di inaspettato. Pippo Calò nega di averlo mai conosciuto e gli altri imputati chiedono un confronto con il pentito, ma poi cambiano idea. Alla fine, tutti si dichiarano innocenti, ma vengono condannati. Buscetta è condannato a morte da Cosa Nostra e viene posto sotto protezione negli Stati Uniti. La sua scelta, tuttavia, ha ripercussioni sulla sua famiglia d’origine e diversi parenti vengono uccisi, incluso il cognato.

Il 23 maggio 1992, Giovanni Falcone muore nell’attentato di Capaci. Buscetta aveva promesso di tornare in Italia e fa alcune importanti rivelazioni sul presunto legame tra la mafia e la politica. Giulio Andreotti finisce sotto i riflettori, ma durante il processo i suoi difensori evidenziano alcune incongruenze nelle dichiarazioni di Buscetta nel corso del tempo. Il 15 gennaio 1993, Totò Riina viene arrestato e al pentito viene comunicata la morte dei figli Antonio e Benedetto, uccisi dagli amici Pippo Calò e Salvatore Cancemi. Ritorna negli Stati Uniti, a Miami, dove muore il 2 aprile 2000 dopo una malattia.

L’accuratezza storica e la volontà del regista

Il regista ha concentrato la sua attenzione su un ritratto di Tommaso Buscetta che va al di là del cliché dell’eroe, presentandolo invece come un uomo coraggioso, senza giudicarlo o accusarlo. Nel film “Il traditore“, Buscetta emerge come un rappresentante di un mondo e di un modo di agire ormai in declino. La sua storia diventa così l’opportunità per affrontare tematiche universali, tra cui la inevitabile caducità dell’uomo e dei suoi imperi. Marco Bellocchio firma così una nuova narrazione storica e civile, caratterizzata da una teatralità che crea una netta separazione tra Buscetta e quei mafiosi che lui ha apertamente accusato. La pellicola ha poi il grande merito di fornire una rappresentazione attendibile e ampiamente dettagliata della realtà. Una storia degna di nota come questa viene pertanto raccontata in maniera credibile e storicamente accurata, con fini didattici non banali, a fronte dell’intrattenimento che fornisce.