“Nelle bottiglie di plastica riutilizzate più batteri che nel wc”: i tanti svantaggi dell’acqua in bottiglia

Molti di noi sono abituati a bere acqua in bottiglia, e a pensare che quella presa direttamente dal rubinetto possa in qualche modo essere “pericolosa”, ma siamo davvero sicuri che questa sia la scelta giusta? Negli ultimi anni infatti, sono stati sollevati non pochi dubbi sui possibili danni all’organismo, causati dal consumo di bevande confezionate in plastica. Infatti mettendo da parte per un momento l’ovvio problema dell’inquinamento e concentrandoci sull’acqua in bottiglia, è possibile affermare con certezza che questa tipologia di consumo non è assolutamente sinonimo di qualità o benessere.

Il confronto con l’acqua del rubinetto

Consultando le etichette delle marche di acqua in bottiglia di plastica più vendute è possibile notare come sono presenti quantità di residuo fisso, calcio e fluoro maggiori delle comuni acque di rubinetto, ma con un aggravante: le microplastiche. Possiamo già da subito concludere che l’acqua del rubinetto è migliore dell’acqua in bottiglia di plastica venduta nei supermercati che, per giunta, potrebbe contenere residui di plastica se non è stata correttamente conservata. Quasi la totalità delle bottiglie sono infatti realizzate in PET, materiale che se non conservato lontano da fonti di luce e di calore, rilascia all’interno dell’acqua microplastiche trasparenti, e considerando che una persona beve in media dal litro e mezzo ai due litri d’acqua al giorno, noi ingeriamo potenzialmente circa 50.000 particelle di microplastica all’anno.

Bottiglie di plastica: ecco le sostanze che rilasciano

Le particelle che sono state rilevate all’interno dell’acqua in bottiglia di plastica sono: aldeidi, monomeri, chetoni ed altre sostanze tossiche, che se anche in minima percentuale, assunte sistematicamente possono nuocere gravemente l’organismo, soprattutto di anziani e bambini. Bisogna ricordare però che non tutte le acque in bottiglia contengono microplastiche, come abbiamo detto infatti, tutto dipende dal modo in cui queste sono conservate e trasportate. Il punto però è che effettivamente nessuno di noi è in grado di sapere con certezza se le bottiglie di acqua che acquistiamo regolarmente al nostro supermercato di fiducia siano state conservate correttamente o se invece siano state sottoposte a fonti di calore, ad esempio quando i bancali contenenti le confezioni d’acqua vengono lasciati al sole prima di essere conservate in magazzino, com’è molto frequente che avvenga nei mesi estivi.

Il problema del riutilizzo

Inoltre un altro problema relativo alle bottiglie di plastica è che spesso queste sono riutilizzate con eccessiva frequenza. Questa cattiva abitudine facilita la proliferazione di batteri e spore che possono svilupparsi anche quando teniamo le bottiglie a temperatura ambiente per qualche giorno dopo essere state aperte. Uno studio dal titolo “Nelle bottiglie di plastica riutilizzate più batteri che nel wc” pubblicato dalla rivista Il Salvagente conferma che il numero di batteri individuato nelle bottiglie di plastica riutilizzate per alcuni giorni era così alto da essere considerato ben oltre la quantità minima consentita.

Altri svantaggi dell’acqua in bottiglia

Non solo i contaminanti sono molto più alti rispetto all’acqua presa dal rubinetto (addirittura la legge tollera limiti più alti per quella imbottigliata), così come le sostanze tossiche, ma l’acqua in bottiglia presenta innumerevoli altri svantaggi. Prima di tutto il prezzo è esageratamente sproporzionato rispetto al valore del bene: costa infatti 1000 volte di più rispetto all’acqua del rubinetto. Inoltre è scomodo e faticoso comprare le bottiglie e trasportarle fino a casa. Per non parlare poi degli ingombri occupati. Per non parlare poi dell’ovvio problema ambientale. Secondo Greenpeace, le bottiglie di plastica immesse al consumo ogni anno in Italia sono circa 11 miliardi, di cui ben 7 miliardi non vengono riciclate. A tutto svantaggio dell’ambiente visto che, spesso, finiscono disperse nei mari e sulla terraferma. Com’è ormai risaputo, i tempi di degradazione della plastica sono lunghissimi, ci possono volere fino a 1000 anni, e quella bruciata negli inceneritori libera sostanze dannose nell’atmosfera.

L’acqua del rubinetto: l’alternativa migliore

In definitiva i vantaggi dell’acqua del rubinetto sono decisamente maggiori, anche se per completezza è opportuno affermare che particelle di microplastiche (in quantità minime) sono state rilevate anche in alcune acque di rubinetto. Ecco perché una buona soluzione, sia  per l’ambiente che per la salute, è quella di montare un comodissimo filtro ad osmosi al rubinetto di casa. Questa pratica soluzione sta prendendo sempre più piede perché permette di regolare il residuo fisso a seconda delle necessità eliminando tutti gli elementi tossici.