Esteri

Cosa sappiamo di Adia e della trattativa del colosso degli Emirati Arabi per sostenere l’investimento di Telecom?

Adia, il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti, vuole entrare nella partita della rete di Telecom, e ha avviato una trattativa con Kkr per partecipare all’investimento. Adia sarebbe un semplice investitore finanziario, ma la questione è delicata.

Cos’è Adia?

Adia, fondo sovrano di Abu Dhabi, è in trattative con Kkr per aderire all’investimento nella rete di Tim. Il fondo americano, insomma, non sarà solo nell’investimento sull’infrastruttura valutata, nell’ultima offerta non vincolante, fino a 23 miliardi di euro. Ma anzitutto porterà con sé alcuni suoi grandi investitori, come si usa fare tra i fondi di private equity.

Ai migliori clienti, infatti, vengono proposti anche affari in affiancamento, svincolandoli così dalle commissioni che gravano sugli investimenti effettuati tramite il fondo. Proprio questo dovrebbe essere il caso del fondo sovrano e la rete Tim. Lo stesso, del resto, era accaduto con FiberCop, la società che contiene la rete secondaria di Tim: in occasione dell’ingresso di Kkr, avvenuto nell’aprile del 2021 con l’acquisto del 37,5%, anche gli emiri ne avevano approfittato acquistando indirettamente circa il 10%, entrando così nel veicolo che ha acquistato la quota per conto del fondo Usa, per un investimento di circa 500 milioni di euro.

Ora Adia, come ha riportato ieri l’agenzia internazionale Bloomberg, studia l’ingresso nell’operazione più importante che riguarda l’acquisto della maggioranza della rete seppure come mero investitore finanziario, e quindi senza governance, con Kkr a fare da tramite e da gestore.

Il golden power

La compagine si arricchisce di bandiere, dopo gli Usa, ecco gli Emirati Arabi Uniti. Di mezzo, però, c’è un asset strategico tutelato anche dai poteri speciali dello Stato: il golden power. Per il governo più nazionalista diventa urgente trovare stampelle tricolori. Al lavoro, sul punto, c’è F2i, il fondo guidato da Renato Ravanelli. Le trattative per una quota del 10-15% sono in uno stadio avanzato e presto potrebbe cominciare a porsi il tema della raccolta dei circa 2 miliardi di investimento che serviranno per condurre a dama il progetto.

E questo nell’attesa di capire se Cdp riattiverà le sue diplomazie per prendere parte alla cordata di Kkr (con l’idea di arrivare a un 3-4%). E questo nonostante l’ostilità all’idea fin qui mostrata dal fondo australiano Macquarie, rimasto escluso dalla contesa e oggi interessato a rilevare il business di Open Fiber (di cui col 40% è consocio di Cassa, che è al 60%) relativo alle aree più profittevoli del Paese. Possibili però anche altre soluzioni per ammantare di italianità l’operazione, come un intervento diretto del Mef, anche se questa azione avrebbe un impatto diretto sul debito pubblico, e quindi risulterebbe poco praticabile.

Alessia Arcidiacono

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