Cos’è il boat jumping? L’ultima assurda challenge diffusa sui social

L’ultima folle sfida a fare il giro dei social si chiama “boat jumping”, ed è in tendenza principalmente su TikToK. La challenge consiste nel saltare da una barca spinta a grandissima velocità, in mezzo alla schiuma che si crea in mare dopo il passaggio Quattro sono i morti finora registrati negli Stati Uniti. L’impatto con l’acqua a velocità elevate infatti, equivale a sbattere contro un muro di cemento, e può essere fatale. E nonostante ci siano già le prime vittime, tuffarsi dai motoscafi in corsa rimane comunque il trend del momento.

La folle sfida del “boat jumping”

Funzionari di polizia e squadre di soccorso hanno dichiarato che negli ultimi sei mesi ben quattro persone sono annegate a causa della folle challenge. Le vittime si sono rotte l’osso del collo praticamente all’istante nell’assurda sfida, che ha riguardato sorprendentemente non solo giovanissimi ma anche individui più in là con l’età. A febbraio ad esempio, il caso di un padre che con i suoi tre figli, la moglie ed altri amici, si trovava su una barca, e ha deciso di prendere parte alla follia.

Il capitano Jim Dennis della Childersburg Rescue Squad ha dichiarato ad una tv locale della California, come riportato dal Daily Mail, che negli ultimi sei mesi sono avvenuti quattro annegamenti facilmente evitabili ed ha aggiunto: “Stavano facendo una sfida su social. È quando sali su una barca che va ad alta velocità, salti giù e fondamentalmente ti pieghi quando arrivi a contatto l’acqua. I quattro di cui parliamo, quando sono saltati fuori dalla barca, si sono letteralmente rotti il collo. Praticamente sono morti all’istante”. Sempre Dennis, si è detto convinto che l’idea di essere ripresi da telecamere, di venire in seguito postati sui social per partecipare alla sfida su TikTok, porta le persone a sottovalutare i rischi, avendo come unico obiettivo quello di mettersi in mostra. È convinzione che questa pratica assurda di sfidare la morte, consapevoli o meno, riguardi anche altre regioni del paese, come dimostra un video che si pensa sia stato girato sul lago Norman, in North Carolina, e che riprende cinque persone che saltano da una imbarcazione veloce.

I giovani e le challenge

La tendenza a sfide pericolose da postare online, purtroppo, è molto diffusa tra i giovanissimi. Un’altra follia ultimamente divenuta virale, ad esempio, è la Benadryl Challenge, pratica che prevede l’assunzione di compresse di antistaminici per provocare allucinazioni prima di postare video sull’esperienza. Due adolescenti sono morti negli ultimi mesi: Chloe Marie Phillips, 15 anni, morta nell’agosto 2020, e Jacob Stevens, 13 anni, ad aprile, ma si hanno altre notizie di giovani ricoverati in gravi condizioni.

Ormai da diversi anni queste sfide pericolosissime spopolano sui social network, e la fragilità dei giovani è uno dei motivi principali. Una delle caratteristiche che emerge da queste piattaforme è l’individualismo, i desiderio di offrire una certa immagine di sé agli altri attraverso una vetrina, giungendo anche limiti estremi e impensabili. I giovani vivono le loro insicurezze affidandole ad un continuo bisogno di approvazione. Un professore di filosofia dell’Università di Berlino, di origine coreana, Byung-Chul Han, nel suo libro “Le non cose – Come abbiamo smesso di vivere il reale” spiega appunto come abbiamo perso il contatto con il reale per vivere nel virtuale: nel virtuale emerge l’emotività di preadolescenti e adolescenti, i quali vogliono comunicare attraverso i loro profili social e, alcune volte, per ottenere gradimento sono disposti a tutto.