Cosa sappiamo di Fati e della piccola Marie, mamma e figlia morte di stenti nel deserto?

La mamma e la figlia morte di stenti nel deserto, e immortalate da un giornalista libico in Tunisia, hanno finalmente un nome e un cognome. Lo scatto dei loro corpi vicini fino all’ultimo istante ha fatto il giro del mondo. “Lo avevo preso come un impegno personale, non solo professionale. Dare un volto a quella donna con la sua bambina morte di stenti e fame nel deserto tra Tunisia e Libia. Dosso Fati e la piccola Marie fuggivano dalla Costa d’Avorio. Erano persone non ‘invasori’ da fermare”. A twittarlo è Antonella Napoli, giornalista e direttrice di Focus on Africa, la quale ha ricostruito la vicenda.

Chi erano Fati e Marie?

Fati Dosso e la piccola Marie: sono questi i nomi delle due donne, una madre e una bimba ritrovate morte, quasi ancora abbracciate nel deserto. E se siamo in grado di identificarle, e di chiamarle per nome, è grazie alla tenacia di Antonella Napoli, una giornalista che con un gruppo di colleghi di Lybie Actualité, ha restituito un volto e una storia alla mamma e la figlia trovate nel deserto fra Libia e Tunisia nei giorni scorsi.

Fati fuggiva dalla Costa d’Avorio, insieme alla piccola figlia, scrive Napoli su Focus Africa. Sono morte di sete e di stenti nel deserto, al confine fra Libia e Tunisia. Probabilmente respinte dalle guardie di frontiera tunisine, come denunciano da mesi le Ong: i migranti che arrivano dall’africa subsahariana sempre più spesso vengono riportati indietro, abbandonati senza assistenza al loro destino. .”Dopo diverse ricerche la donna e la sua bambina sono morte nel deserto libico. Lei è della Costa d’Avorio, si chiama Dosso Fari sua figlia si chiama Marie. Proviamo ancora molto dolore”, si legge nel post pubblicato ieri sera sulla pagina Facebook ufficiale della rete Lybie Actualité.

“Dosso Fati e la piccola Marie fuggivano dalla Costa d’Avorio. Sono morte di stenti e sete prima di poter realizzare il loro sogno di un futuro migliore. Dare un’identità alle ennesime vittime di politiche anti migranti disumane era un dovere e grazie ai colleghi di Libye Actualité  è stato possibile dar loro dignità”, spiegano sul sito. “Oggi non piangiamo solo Dosso e Marie, ma una moltitudine di anime senza volti, un numero senza fine, vittime di un mondo che li ha delusi. Un mondo che ha perso ogni barlume di compassione“.

La foto che ha fatto il giro del mondo

La foto che ritrae Fati e Marie esanimi, ancora quasi abbracciate, è stata diffusa alcuni giorni fa in rete e ha commosso il mondo. Un’immagine subito diventata simbolo del dramma che stanno vivendo i migranti subsahariani. Rintracciati per strada, caricati sui pullman e abbandonati nel deserto al confine con la Libia. Qui, senza acqua ne cibo, sono in pochi a sopravvivere e a essere messi in salvo da chi li trova. L’immagine è solo un esempio delle moltissime storie strazianti che arrivano dal deserto.

È ancora Napoli a ricostruire l’odissea che le due hanno condiviso con altre centinaia, migliaia di migranti. “Il deserto che devono attraversare a piedi è una distesa di 461 chilometri di sabbia e arbusti, un’arida distesa dove i sogni si trasformano in polvere”. Ma questo è solo l’inizio. Per chi ce la fa infatti, il passo successivo è altrettanto pericoloso: la traversata del Mediterraneo, nelle mani degli scafisti.