Mitnick era nato a Van Nuys, in California, nel 1963, e già da piccolo, dimostra una spiccata intelligenza: a 12 anni trova il modo di hackerare il sistema dei trasporti pubblici di Los Angeles e di viaggiare gratis. Si rese conto che gli autisti usavano uno speciale punzone per validare i biglietti: riuscì a farsi dire da un guidatore dove acquistarne uno e, recuperando le schede di trasferimento che venivano gettate nel cestini delle fermate ancora mezzi inutilizzati, ottenne una sorta di pass illimitato.
Poi venne la passione per i telefoni, il giovane Mitnick si divertiva a studiare il funzionamento dei circuiti delle compagnie telefoniche per capire come sfruttarli. Con la rapida evoluzione delle reti informatiche il passo da ‘phone phreak’ a hacker fu naturale, e immediatamente arrivarono i primi problemi con la legge e l’inizio della sua sfida alle autorità.
A 16 anni Mitnick, che aveva scelto il nickname Condor dopo aver visto il film “I tre giorni del Condor”, realizzò il suo primo accesso non autorizzato a una rete di computer: era il 1979 e si introdusse nella rete della DEC per poi copiare il software dell’azienda, un reato per il quale fu accusato e condannato nel 1988. Mentre era in libertà vigilata, violò i computer della Pacific Bell per la posta vocale: a quel punto divenne un latitante, sfuggendo alla giustizia per due anni e mezzo, un periodo in cui hackerò decine di computer e di reti, e copiò il software di alcune delle più grandi società di telefonia cellulare e di computer del Paese.
Nel ’94, usando l’IP spoofing (una tecnica che permette di rendere non rintracciabile il computer da cui si sta lavorando) attaccò la rete dell’esperto di sicurezza informatica Tsutomu Shimomura, il quale successivamente collaborò con l’Fbi proprio per catturare Condor, nel 1995, insieme al giornalista John Markoff. Una vicenda raccontata nel libro Takedown, che Mitnick ha sempre rigettato, definendolo pieno di calunnie. Incriminato per uso illegale della rete telefonica e frode informatica, Mitnick si dichiarò colpevole e fu condannato a cinque anni di carcere. La polizia lo trovò in possesso di telefoni cellulari clonati, più di 100 codici di telefoni cellulari clonati, documenti di identificazione falsificati.
Nel 1999 si dichiarò colpevole di quattro capi di imputazione per frode telematica, due capi di imputazione per frode informatica e uno per intercettazione illegale di comunicazioni via cavo. Dei cinque anni di prigione, 8 mesi li trascorre in isolamento perché secondo i giudici sarebbe stato in grado di “iniziare una guerra nucleare fischiettando in un telefono pubblico”.
Nelle sue memorie, Mitnick ha sempre contestato l’accusa di aver violato i sistemi informatici del governo e ha sempre dichiarato di essere stato mosso dalla curiosità, piuttosto che dalla prospettiva di guadagno e di non aver mai tratto profitto dalle sue imprese.
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