Curiosità

Cos’è e a cosa serve il grounding? La tecnica per raggiungere il benessere fisico e mentale

Tra le diverse tecniche di rilassamento, recupero dell’energia, e più in generale, tra le pratiche attuate per raggiungere il benessere fisico e mentale, ultimamente se ne sta imponendo una dal nome curioso: il grounding. Ma in cosa consiste questa prassi, e in che modo promette di essere efficace?

Cos’è il grounding?

Il grounding è una tecnica molto semplice, e non richiede particolare tempo. Lo scopo principale di questa tecnica è quello di sentirsi più energici e vitali, e anche più connessi all’ambiente circostante. Può capitare infatti, che nel corso della vita, o per abitudine, o in seguito ad alcuni traumi, si tenda a non essere più in contatto con il proprio corpo, e a non sentire la sua energia. Recuperare questo contatto è proprio lo scopo del grounding, o radicamento: grounding significa entrare in connessione con la terra, con il proprio corpo, e vivere il presente a pieno. La metafora più usata per spiegarne il funzionamento, è quella di sentire il contatto con la superficie della terra a partire dai piedi, ed estendere quella sensazione a tutto il corpo, avvertendo il contatto in maniera più intensa. Si potrebbero immaginare delle radici che, a partire dai piedi, di espandono in tutto il corpo, ancorando ancora di più il punto di appoggio.

Il grounding quindi, ci consente di avvertire una connessione intensa di tutto il corpo alla terra, a partire dai nostri piedi. E la connessione non è solo fisica, ma è anche un passaggio di energia che ci consente si sentirci legati al momento presente. Uno degli esercizi tipici del grounding può essere, ad esempio, camminare a piedi nudi per avvertire il contatto con la terra in ogni zona del piede, senza perdersi nei propri pensieri mentre si cammina, ma semplicemente facendo caso alle sensazioni tattili che proviamo. Oppure ancora, a partire da alcune posizioni di yoga o pilates, in particolare quelle in cui i piedi nudi sono radicati al suolo, si può immaginare di immagazzinare l’energia che giunge da lì nelle diverse aree del nostro corpo.

Questa tecnica è davvero efficace?

Il primo a introdurre il grounding in terapia è stato Alexander Lowen, psichiatra e psicoterapeuta, nato a New York nel 1910 e morto all’età di 98 anni. Lowen analizzava la postura dei pazienti in maniera innovativa: egli pensava che l’insicurezza e la mancanza di fiducia, fossero dovute alla mancanza di un solido appoggio e sostegno al terreno. Tuttavia, la comunità scientifica pare nutrire alcuni dubbi circa l’effettiva efficacia della pratica, anche perché non esistono prove sufficienti a proposito. In ogni caso gli esercizi previsti dal grounding potrebbero comunque rivelarsi utili ad altri fini, come ad esempio il miglioramento della circolazione sanguigna.

Alessia Arcidiacono

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