3,8 questa la magnitudo registrata del terremoto che a inizio settembre ha interessato la zona dei Campi Flegrei. Gli esperti affermano sia stato il più forte fino a quello della notte tra il 26 e il 27 dello stesso mese, da 4,2.

Il sollevamento del suolo in tale aerea è in realtà in corso dal 2012 ed è costantemente accompagnato da terremoti, ma di solito di magnitudo inferiore a 3.

“Le recenti scosse avvertite nella zona dei Campi flegrei possono essere i precursori di un’eruzione, che potrebbe essere una supereruzione per energia decine di volte superiore a quella del 79 d. C. di Pompei“.

Queste le parole di Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che pone l’accento sulle problematiche connesse ai vari piani di intervento previsti attualmente nell’area puteolana.

Lo studioso ha infatti rilasciato una lunga intervista al programma Overshoot su Radio Radicale, nella quale ha ribadito le sue preoccupazioni: “Da parte delle autorità si pone molto l’accento sul rischio sismico, ma nei Campi flegrei la sismicità non è mai stata particolarmente violenta, mentre il problema vero riguarda il fatto che le scosse attuali possono essere già i precursori dell’eruzione, che potrebbe essere una supereruzione per energia decine di volte superiore a quella del 79 d. C. di Pompei”.

Per lui sarebbe “una visione ottimistica” quella di poter prevedere un’eruzione vulcanica con 72 ore di anticipo come invece sostengono le autorità competenti.

Serve un piano di emergenza: l’allarme del vulcanologo

Già nel 2015 il vulcanologo rilasciò più interviste in cui si diceva preoccupato per l’assenza di un piano d’emergenza. All’epoca si disse che il piano era di “imminente preparazione”, ma da allora nulla è cambiato.

Di fronte a questo quadro  Mastrolorenzo indica quella che ritiene essere l’unica soluzione accettabile: “Bisogna abbandonare l’approccio probabilistico del piano di evacuazione e adottare quello deterministico, in pratica dobbiamo metterci in condizione di elaborare un piano che preveda l’allontanamento della popolazione anche durante una fase eruttiva già iniziata. È questo infatti lo scenario più probabile, ed è già accaduto nel caso del Pinatubo nelle Filippine o del Merapi in Indonesia”.

Attualmente, infatti, non esisterebbe alcun un piano di evacuazione della popolazione nel caso in cui l’eruzione fosse già iniziata. “Dobbiamo essere in grado di salvare la popolazione anche in caso di eruzione attraverso vie di fuga radiali e non tangenziali ma questo tipo di scenario non è contemplato dagli attuali piani – conclude Mastrolorenzo – Insomma, anche se l’eruzione ci coglie di sorpresa, dovremmo poter sapere cosa fare e come aiutare la gente ma tutto questo oggi semplicemente non è stato previsto”.

Ciò che conta è innanzitutto che ci sia consapevolezza da parte della popolazione. “Si può vivere in un’aerea a rischio ma bisogna essere informati” afferma il vulcanologo. E conclude: “È l’informazione la fase fondamentale di qualsiasi piano di emergenza”.