La storia della Mehran’s Steak House di New York: il ristorante fantasma frutto di uno scherzo di un gruppo di amici ventenni

Mehran’ s steak house” (la bisteccheria di Mehran), su Google, da circa un anno, si proponeva come una delle bisteccherie più rinomate dell’Upper East Side, fra i quartieri più lussuosi di New York, accompagnata da una ricca sequenza di recensioni positive e un numero infinito di utenti che chiedevano di riservare un posto.

Peccato che il ristorante non è mai esistito.

Ebbene sì, si trattava di una goliardata organizzata da un gruppo di amici, una quindicina di ventenni, quasi tutti impiegati in startup e altre aziende tecnologiche in città, coinquilini nella stessa palazzina dove dormivano su brandine e letti a castello. Tra loro c’era Mehran Jalali che era solito cucinare carne, in particolare bistecche, quando cenava con i coinquilini. Di qui l’idea di cambiare nome all’indirizzo dell’abitazione su Google Maps come ‘Mehran’s Steak House’, segnando così, presso il luogo in cui abitavano, l’esistenza di una certa “bisteccheria di Mehran”.

Da luogo inventato a realtà: il ristorante apre le porte ai clienti

Una settimana dopo la pubblicazione su Google, nel marzo 2022, Jalali, uno dei ragazzi, ha raccontato al New York Times che una coppia avrebbe suonato al citofono dicendo: “Siamo qui per la bistecca“. Non sono stati accolti, ma le telefonate non si sono fermate.

Quando poi ad aprile una giornalista gastronomica rinomata ha cominciato a parlare del “mistero della Mehran’s Steakhouse”, lo scherzo ha raggiunto il culmine: affittare uno spazio per eventi per una sera e inscenare un banchetto ricco di pietanze succulente.

Come in ogni ristorante che si rispetti non potevano mancare le foto del proprietario con personaggi famosi, ed ecco che sono apparse sulle pareti finte foto di Jalali che serviva piatti a Jhon F. Kennedy e Albert Einstein, rendendo il tutto ancora più paradossale.

Per una sola sera, la Mehran’s Steak House ha aperto le sue porte ai suoi fan.

Mehran Jalali e Walz avevano elaborato per l’evento un menù degustazione di quattro portate per la somma di 114 dollari escluse tasse, mancia e bevande. Il menù era scritto in modo tale da riprodurre il ciclo di vita della mucca. Mentre i commensali dei 35 tavoli gustavano portate come “I Prati Portano Vita” (insalata verde), “Gioventù: Preziosa ed Evanescente” (polpette di vitello) e “Sinergie Agresti” (bruschetta con mozzarella), alcuni tra loro hanno iniziato a dubitare dell’autenticità di quanto si diceva sulla Steak House.

C’era chi affermava che fosse la bistecca più buona mai provata e chi, nonostante l’ottima presentazione del piatto, composto da carne, patate e rosmarino, era sicuro si trattasse di una truffa.

A tre ore dalla fine del servizio accade l’impensabile: due volontari inscenano una proposta di matrimonio davanti agli ospiti.

Era troppo per essere reale.

Una cliente in sala, Kathryn Shrader, hospitality manager, resasi conto che la location era uno spazio per eventi, e osservato un sommelier di 22 anni che faticava ad aprire una bottiglia di vino e fatto presto due calcoli su prezzi e il numero di dipendenti, su un gruppo Facebook si esprimeva così: “Stiamo vivendo lo scherzo  di un gruppo di amici. In passato ho speso di più per molto meno. Almeno mi ha fatto uscire dal solito giro”.