Cosa sta succedendo adesso in Senegal? Da modello di democrazia alle violente proteste

Lancio di granate, gas lacrimogeni e numerosi arresti: le forze dell’ordine in Senegal hanno scelto le maniere forti contro i civili scesi in strada per protestare contro il capo dello Stato, Macky Sall.

Quest’ultimo ha deciso di posticipare, a data ancora da destinarsi, le elezioni presidenziali, proprio quando in contemporanea tira aria di apertura della campagna elettorale. Si sta attuando una resistenza pericolosa che ha già fatto vedere il mondo a quadretti a Aminata Touré, l’attuale primo ministro e ora una dei candidati all’opposizione.

Le reazioni politiche interne e internazionali

Il rinvio del voto ha inasprito le fila dell’opposizione in uno Stato ritenuto in passato un’esempio di stabilità nel continente africano, e che ora viene osservato con una certa apprensione da parte delle democrazie di stampo occidentale, allarmate dai recenti sviluppi politici.

Washington D.C. ha incitato Dakar a fissare una nuova data delle elezioni, l’Unione europea ha, invece, evidenziato come questo procrastino  concede il passaggio ad un periodo di instabilità, mentre l’ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) ha espresso il proprio timore, condiviso anche da Parigi, l’ex potenza coloniale del Paese.

I gendarmi, schierati in numero massiccio, hanno dato il via a una vera e propria pioggia di gas lacrimogeni contro i manifestanti dell’opposizione, lanciandosi sia a piedi sia con a bordo dei camioncini. All’inseguimento di coloro che si davano alla fuga hanno reagito addirittura con una sassaiola, secondo quanto riporta l’agenzia Afp.

Alcuni hanno intonato “Dittatore Macky Sall!”, mentre il candidato alla presidenza senegalese, Daouda Ndiaye, ha condiviso un appello sulle reti social, in cui ha dichiarato di essere stato malmenato dalle forze di polizia, e che alcuni dei suoi fidati collaboratori sono stati fermati e arrestati.

Il dibattito al Parlamento senegalese

Per la prima volta dal 1963 le elezioni presidenziali a suffragio universale diretto sono state rinviate in Senegal, un Paese che non ha mai attraversato un colpo di Stato, una mosca bianca nel continente insomma. Il presidente Sall ha fatto riferimento al “conflitto in corso tra l’Assemblea nazionale e il Consiglio costituzionale sullo sfondo di un presunto caso di corruzione di giudici” per giustificare la sua scelta.

Domani in Parlamento si terrà un incontro, dove sarà esaminato il disegno di legge per rinviare le elezioni presidenziali di ben sei mesi. Il testo dovrà essere approvato dai 3/5 dei 165 deputati per poter essere considerato valido. Questo dibattito promette di essere un altro momento carico di tensione nella crisi politica pendente e l’approvazione del testo non sembra essere un dato di fatto.