Tessera a punti per prevenire i tumori: come funzionerà? Ma, soprattutto, diventerà realtà?

Guido Bertolaso, l’assessore al Welfare della regione Lombardia, ha reso pubblica l’idea di attivare una tessera sanitaria a punti per spronare i cittadini a seguire i programmi di prevenzione, ossia gli esami periodici atti a rilevare probabili malattie nella loro fase iniziale, specialmente i tumori. I punti accumulati, grazie a questi esami, potrebbero servire per entrare ad eventi, beneficiare di cure termali gratuite e ottenere ski pass, sempre gratuiti, per sciare su tutte le piste lombarde.

Nella realtà dei fatti, tuttavia, la proposta è ancora poco delineata. Bertolaso, per l’appunto, ne ha parlato più come di un’idea che di un progetto già in fase di avvio. L’assessore ha aggiunto, inoltre, che le persone potrebbero racimolare punti anche attraverso uno “stile di vita sano”, senza però fornire alcun particolare, in merito ai criteri e agli indicatori da rispettare. La proposta è stata parecchio discussa da alcuni partiti di opposizione, tant’è che il capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale, Pierfrancesco Majorino, l’ha considerata assurda.

Come avvengono i test di prevenzione?

Lo scopo primario dell’iniziativa è quello di incentivare più persone possibili a partecipare ai programmi di prevenzione, i cosiddetti screening: quelli più importanti sono gli esami per scoprire eventuali tumori del colon, del polmone, dell’intestino e della cervice uterina. La Lombardia, così come le altre regioni italiane, invia alle persone una lettera, contenente l’invito a presentarsi agli esami gratuiti. Le lettere vengono inviate in base a una serie di criteri, quali l’età.

A dimostrazione di ciò, in Italia il test consigliato per lo screening del tumore del colon retto è la ricerca di sangue nascosto nelle feci, che si realizza analizzando un campione di feci, che il paziente raccoglie a casa e che porta poi a un laboratorio di analisi. Il ministero della Salute italiano consiglia di sottoporsi al test almeno ogni 2 anni alle persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Eventuali tracce di sangue nelle feci possono essere un indicatore della presenza di polipi, che potrebbero degenerare, oppure di tumori veri e propri. Se il risultato è positivo viene pertanto prescritta una colonscopia, per monitorare la questione in maniera approfondita e, se necessario, intervenire direttamente in fase d’esame.

Cosa ha dichiarato in tal senso l’assessore Guido Bertolaso?

“Noi invece vogliamo arrivare al 100. Non costringiamo nessuno, ma incentiviamo. I vaccini non c’entrano, qui parliamo di mammografie, prelievi ed esami gratuiti. Il cittadino si assicura di non avere la malattia e noi riduciamo i costi. È un vantaggio per tutti”, ha affermato Bertolaso al Corriere della Sera. A detta sua, in Lombardia soltanto la metà delle persone partecipa ai programmi di prevenzione, mentre nel 2023 si è presentato solo il 41 per cento degli abitanti ai controlli per il tumore al colon retto.

L’assessore si riferisce ai costi, poiché oltre a combattere le malattie nella fase iniziale, la prevenzione garantisce pure un risparmio per il settore sanitario nazionale. “Il trend demografico è chiaro: la popolazione invecchia e aumentano i malati cronici”, ha continuato Bertolaso. “Noi vogliamo che le persone vivano a lungo, ma anche in salute. Sia per il loro benessere, sia perché altrimenti i costi delle cure diventano insostenibili”.