Chiquita sotto accusa: qual è il legame tra la società di banane e il terrorismo in Colombia?

L’iconico brand svizzero del frutto giallo Chiquita sotto accusa per aver finanziato operazioni dei paramilitari colombiani di destra.

La denuncia è arrivata quest’anno, verso giugno, quando la corte federale degli USA ha dichiarato la Chiquita Brands International responsabile del coinvolgimento in operazioni di violenza, intimandola a versare la somma di 38.3 milioni di dollari alle famiglie di ben otto vittime del massacro da parte delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC).

Chi sono le AUC

Fondata nel 1997, si tratta di un’organizzazione colombiana di paramilitari (circa 20.000), considerata di origine terroristica e denunciata dagli USA e dall’Europa. Il loro scopo dichiarato è quello di opporsi alle forze guerrigliere di sinistra del paese; di fatto, si destreggiano in operazioni di traffico di droghe, massacri, torture, abusi dei diritti umani, rapimenti ed estorsioni. Fortunatamente, la congregazione si è sciolta, anche se alcuni membri fedeli sono ancora in libertà ed attività e si sono riorganizzati in un nuovo gruppo militare, conosciuto come il Clan del Golfo. Quest’ultimo è attualmente ritenuto il gruppo terroristico più potente della Colombia, impegnato in traffico di droghe e sostanze illegali.

Il caso di David e la sentenza

Una delle vittime, David, era un comune lavoratore nella piantagione della società Chiquita in Colombia. Fu brutalmente torturato ed ucciso nella regione di Urabá dalle forze AUC e il suo corpo fu lasciato per strada, coperto dalle fronde di una pianta di banane. Purtroppo, nemmeno i parenti di David furono risparmiati: poche settimane dopo sua figlia e sua cognata scomparvero improvvisamente senza lasciare traccia e ad altri familiari furono indirizzate minacce di morte.

Il processo, in corso da oltre sei settimane, ha dichiarato la sentenza di colpevolezza nei confronti del colosso svizzero. Nello specifico, il tribunale è risalito ad alcuni documenti di pagamenti effettuati da Chiquita tra il 1997 e il 2004 (anni in cui le terribili morti dei dipendenti sono avvenute), classificati sotto la voce “servizi di sicurezza”. Si sospetta, infatti, che si tratti di un finanziamento all’organizzazione terroristica AUC per commettere gli omicidi, le violenze e i sequestri di persona.

La versione di Chiquita ed accuse passate

In tutta risposta, la Chiquita Brands International ha affermato che le somme erano state versate per proteggere i propri dipendenti da minacce di estorsione da parte delle stesse Autodifese Unite della Colombia. Questa versione pare essere stata confermata anche da Charles Keiser, ex direttore della Chiquita Colombia, tuttavia non ha convinto la giuria. I familiari delle vittime hanno sostenuto che, in quegli anni, Chiquita abbia abusato degli scontri in corso per impossessarsi di ulteriori terreni e piantagioni ad un prezzo stracciato, ponendole sotto al controllo dell’azienda agricola Banadex, nome col quale sono state eseguite le transazioni sospette.

Pare proprio non essere la prima volta che il colosso delle banane collabora con l’AUC: già nel 2007 la società è stata punita per aver versato 1.7 milioni di dollari alle forze paramilitari, dovendo sborsare una multa da 25 milioni di dollari al governo statunitense.

Dal canto suo, Chiquita ha anche annunciato che farà ricorso contro l’accusa e questo ricorso potrebbe bloccare ed impedire il risarcimento alle famiglie delle vittime.