Statistiche allarmanti: un terzo degli italiani è analfabeta funzionale (e non è solo senso comune)

L’Italia sta affrontando una grave crisi nelle competenze fondamentali, con un terzo degli adulti analfabeti funzionali.

L’OCSE lancia un avvertimento sullo stato delle competenze alfabetiche e matematiche a livello globale. La seconda valutazione in materia, pubblicata nel 2024, evidenzia un calo o una stagnazione generalizzata tra i paesi membri, con una situazione particolarmente grave in Italia.

Questo quadro, basato su uno studio che ha coinvolto 160.000 persone tra i 16 e i 65 anni in 31 paesi, sottolinea come le competenze elementari siano essenziali per affrontare le sfide economiche e tecnologiche di oggi.

L’Italia in una posizione preoccupante

L’Italia si trova tra gli undici paesi con risultati inferiori alla media OCSE in tutte le aree considerate, alfabetizzazione, matematica e risoluzione dei problemi sul lavoro.

Secondo i dati, oltre un terzo degli adulti italiani è considerato analfabeta funzionale. Questo significa che, pur sapendo leggere e scrivere, molte persone non sono in grado di comprendere e analizzare testi complessi o di applicare competenze matematiche di base nella vita quotidiana.

Il punteggio medio degli adulti italiani nella literacy è di 250 punti, ben al di sotto della media OCSE di 273. Anche in numeracy, i dati sono scoraggianti, 247 punti contro una media di 269. Quasi la metà degli adulti italiani, inoltre, fatica a risolvere problemi complessi, un’abilità sempre più richiesta nel mercato del lavoro moderno.

Le radici del problema

La situazione in Italia è il risultato di una serie di fattori strutturali. L’Italia ha la più alta percentuale di adulti in età lavorativa con la sola licenza media tra i paesi OCSE, il 33%.

A ciò si aggiungono marcati divari territoriali: il Nord e il Centro raggiungono punteggi vicini alla media OCSE, mentre il Sud rimane nettamente al di sotto. Questo gap geografico si riflette anche nelle opportunità economiche e nelle prospettive occupazionali, con il Mezzogiorno che risulta più penalizzato.

Impatti economici e sociali

Il segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, sottolinea che il declino delle competenze fondamentali rappresenta non solo un problema per il singolo individuo, ma anche per la società e l’economia.

In un’epoca di trasformazione tecnologica, la mancanza di competenze adeguate rischia di ampliare il divario tra domanda e offerta di lavoro, limitando la capacità di innovazione delle imprese italiane e la loro competitività a livello globale.

L’analfabetismo funzionale, inoltre, ha ripercussioni sulla qualità della vita collettiva e politica. Un elettorato poco informato e incapace di valutare criticamente le informazioni è più vulnerabile alla disinformazione e meno incline a partecipare attivamente alla vita democratica.

Lezioni dai paesi virtuosi

In netto contrasto con l’Italia, paesi come Finlandia, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia si distinguono per i risultati eccellenti in tutte le aree di competenza. Questi paesi investono in sistemi educativi inclusivi e di alta qualità, promuovendo la formazione continua anche tra gli adulti.

La cultura del lifelong learning è un elemento chiave per garantire che le competenze rimangano aggiornate in un mondo in rapido cambiamento.

La sfida per il futuro

L’Italia si trova davanti a una sfida cruciale, rivedere le sue strategie educative e lavorative per colmare il gap con gli altri paesi OCSE. È necessario investire in programmi di alfabetizzazione e formazione per adulti, promuovere politiche che riducano il divario territoriale e sostenere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

Come sottolinea l’OCSE, queste competenze non sono solo strumenti per migliorare le prospettive occupazionali, ma anche per garantire una migliore qualità di vita e stimolare la crescita economica. L’urgenza di agire non potrebbe essere più pressante, il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di preparare i suoi cittadini alle sfide di domani.