“Freemium Decay”: anche Whatsapp programma un piano a pagamento

Meta sta lavorando per creare e offrire al pubblico nuovi abbonamenti premium per tutte le principali piattaforme social.

Potrebbero star sviluppando, in questo momento, una versione senza annunci e a pagamento di Whatsapp.

Per ora esiste soltanto la forma beta dell’aggiornamento, il 2.26.3.9., disponibile su Google Play Beta Program per tutti i dispositivi Android compatibili, ma il progetto sarebbe quello di renderlo presto operativo per tutti i modelli, compresi i telefoni con sistema operativo IOS.

L’obbiettivo di Meta, la multinazionale statunitense che possiede tutte le principali piattaforme social, sarebbe proprio quello di creare un piano di abbonamento mensile premium senza pubblicità, non solo per Whatsapp, ma anche per Facebook, Instagram e Messenger.

In questo momento su Whatsapp si possono trovare ads e canali sponsorizzati nella sezione Aggiornamenti.

Meta ha però più volte ribadito che questi non avrebbero intralciato l’uso consueto dell’applicazione, e che non avrebbero sfruttato dati e informazioni estraibili dalle chat personali.

Le rivelazioni del nuovo piano sono arrivate il 26 gennaio, in una dichiarazione rilasciata a TechCrunch.
Si potrebbe parlare di un costo attorno ai quattro euro al mese, e da quello che si può intuire anche dalla versione beta, saranno inclusi nell’abbonamento la personalizzazione avanzata dei temi dell’app, delle icone, delle suonerie, e sembra che saranno presenti anche ulteriori strumenti di produttività.

Tutto sembra ancora in fase di elaborazione e sperimentazione, quindi servirà sicuramente del tempo prima che arrivi nelle nostre mani, e non sembra per ora che l’esperienza cambi drasticamente per chi non sottoscriverà l’abbonamento.

Nulla è ancora ufficiale, però anche Meta si sta iscrivendo in un trend che sta lentamente cancellando tutti i servizi gratuiti: andiamo a vedere di cosa si tratta.

Siamo invasi dalle pubblicità: il fenomeno cosiddetto Freemius Decay

Whatsapp, Instagram, Facebook, YouTube, sono solo alcune delle piattaforme nate completamente gratuite e oggi invase dagli annunci.

Non è un caso che la situazione sia cambiata di netto negli ultimi anni: la gratuità dei servizi ha fatto sì che queste app diventassero strumenti indispensabili a livello quotidiano, ma i fondi per sostenerli non sono infiniti, e l’AI, ormai presente veramente ovunque, è particolarmente costosa.

Ecco che entra in gioco quello che diversi studiosi chiamano “Freemius Decay”: aumentano gli ads, il servizio diventa frammentano, fino a essere reso quasi impossibile, e tutte le funzioni originariamente accessibili oggi si trovano dietro paywall.

YouTube è uno degli esempi più eclatanti, perché nasceva a tutti gli effetti come bacino culturale, educativo, una via vai di informazione perenne; oggi tra banner, pubblicità, pre-roll, mid-roll, guardare un video senza pagare è diventato praticamente impossibile.

Ma la situazione sta peggiorando anche per le piattaforme che invece nascevano a pagamento.
Disney+, Netflix, Paramount, Prime Video, sono tutti siti streaming che originariamente offrivano un unico abbonamento completo: l’assenza di pubblicità non veniva nemmeno considerata un vantaggio perché si da per scontata, quando si paga.

Non è più il caso però: ormai offrono tutte diverse fasce di prezzo, e la versione base è comunque sempre piena di pubblicità.
Un esempio concentro: nel 2020 l’abbonamento a Disney+ era di 6,99€: oggi con lo stesso prezzo si paga il piano Standard con Pubblicità, mentre per potersi godere un film senza interruzioni, il costo è di 15,99€.

Quella che sembra una semplice evoluzione tecnologica è in realtà un cambio di paradigma: la gratuità non è più la regola, ma l’esca, e l’esperienza senza pubblicità sta diventando un lusso a pagamento.