Curiosità

Gaza, strage di giornalisti: altri 5 morti e il bilancio supera i 200 uccisi

5 giornalisti sono stati uccisi a Gaza, portando il bilancio delle vittime a oltre 200, mentre la comunità internazionale denuncia Israele.

Il 26 dicembre 2024, un nuovo tragico episodio ha segnato la storia della guerra in Palestina con l’uccisione di cinque giornalisti palestinesi in un attacco aereo israeliano.

I reporter si trovavano a bordo di un furgone con la scritta “Press” ben visibile, fermo di fronte all’ospedale Al-Awda, nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza.

L’attacco, che ha causato la morte di questi giornalisti e altri 14 civili, è stato rivendicato dalle Forze di Difesa israeliane (IDF), che hanno dichiarato di aver preso di mira una cellula della Jihad islamica. Tuttavia, la versione palestinese parla di un tragico errore che ha colpito giornalisti impegnati nel loro dovere di informare.

Un bilancio tragico per la libertà di stampa

Con questa nuova tragedia, il numero totale di giornalisti uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 ha superato i 200, consolidando la Striscia di Gaza come uno dei luoghi più pericolosi al mondo per la stampa.

Secondo la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), oltre 138 professionisti dei media sono stati uccisi nel conflitto, dimostrando quanto il diritto di informare sia a rischio in questa regione. La situazione si fa sempre più drammatica, con i reporter locali che, spesso, rischiano la vita per raccontare la realtà quotidiana del conflitto.

I cinque giornalisti uccisi a fine dicembre, che lavoravano per il Quds News Network e Al-Quds Today, sono stati identificati come Faisal Abu Al-Qumsan, Ayman Al-Jadi, Ibrahim Al-Sheikh Khalil, Fadi Hassouna e Mohammed Al-Ladàa.

Questi reporter si trovavano a Nuseirat per documentare le difficili condizioni di vita nel campo profughi, ma la loro missione umanitaria è stata interrotta con un colpo mortale.

La reazione della comunità palestinese e internazionale

Il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi ha condannato fermamente l’attacco, descrivendo la morte dei cinque colleghi come parte di una serie di aggressioni sistematiche contro i giornalisti che operano a Gaza.

Secondo il sindacato, questi attacchi sono un tentativo deliberato di sopprimere la verità e limitare la libertà di stampa.

Prendere di mira i giornalisti è un crimine di guerra“, ha dichiarato l’organizzazione, chiedendo alla comunità internazionale di proteggere i reporter palestinesi e di fermare l’impunità di chi compie simili atrocità.

L’escalation di violenze contro i giornalisti in Gaza è parte di un quadro più ampio che coinvolge il conflitto in corso. La missione di chi documenta questi eventi è sempre più pericolosa, con le forze israeliane che giustificano le operazioni militari come necessarie per colpire presunti militanti, ma con gravi conseguenze per la stampa indipendente.

La situazione critica della libertà di stampa

Questo episodio si inserisce in un contesto già drammatico in cui fino a qualche giorno fa i giornalisti morti nel 2024 erano 68, con un terzo di loro vittime di Israele, oggi vengono stimate circa 104 vittime. 

Come sottolineato dalle Nazioni Unite e da diverse organizzazioni internazionali, l’attacco ai professionisti dell’informazione rappresenta una violazione grave del diritto internazionale, che dovrebbe garantire loro la protezione in tempo di conflitto.

La morte di questi giornalisti segna un‘ulteriore tragedia per la libertà di stampa, un diritto fondamentale che è sempre più minacciato nei luoghi di guerra.

L’importanza di tutelare i giornalisti

Il caso di Gaza non è isolato, come abbiamo già evidenziato in un articolo precedente (leggi anche 68 giornalisti morti nel 2024: un terzo di loro vittime di Israele, lo dicono i dati dell’UNESCO), la Palestina rimane però una delle zone più letali per la stampa.

I giornalisti che operano nei territori palestinesi sono costantemente esposti a rischi, dalla violenza diretta degli attacchi militari alla censura, fino alla limitazione della libertà di movimento. La situazione sta diventando sempre più insostenibile, e il sacrificio di questi professionisti non può rimanere impunito.

La comunità internazionale è chiamata ad intervenire con urgenza per fermare questa spirale di violenza. Proteggere i giornalisti non è solo una questione di giustizia, ma è essenziale per garantire che la verità e l’informazione possano continuare a circolare, anche in tempi di guerra.

La morte di questi cinque giornalisti a Gaza non è solo una tragedia personale, ma un crimine che danneggia la società nel suo complesso. La stampa deve poter continuare a fare il suo lavoro senza temere per la propria vita.

Barbara Soehner

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