Dalla parodia nata su internet al controllo di una squadra di calcio: House of Doge è diventata azionista di maggioranza della Triestina
Il calcio italiano scrive una pagina che nessuno aveva mai immaginato: per la prima volta in Europa una criptovaluta non si limita a comparire su una maglia o a sponsorizzare un torneo, ma prende direttamente il controllo di un club. La Triestina Calcio, squadra storica e tormentata da anni di crisi societarie, è stata acquisita da House of Doge tramite Dogecoin Ventures, braccio operativo della Dogecoin Foundation.
L’operazione segna un passaggio epocale. Dogecoin, nata nel 2013 come satira del boom di monete digitali e rappresentata dal celebre cane Shiba Inu diventato meme globale, diventa oggi il motore di una proprietà calcistica. I creatori Billy Markus e Jackson Palmer non avrebbero mai immaginato che la loro invenzione ironica, priva di un valore intrinseco, potesse un giorno legarsi a un club calcistico europeo. Eppure, sospinta dall’enorme comunità online e dall’endorsement indiretto di Elon Musk, Dogecoin ha guadagnato spazio e legittimità, fino a trasformarsi in un fenomeno globale.
Per spiegare le ragioni di questa acquisizione, Marco Margiotta, amministratore delegato di House of Doge, ha dichiarato che “questo investimento va oltre il calcio”: l’obiettivo non è soltanto risollevare un club di provincia, ma connettere la comunità digitale internazionale di Dogecoin con una città dalla storia unica come Trieste.
Trieste non è una piazza qualunque. È l’unica grande città italiana a non aver più visto la Serie A da oltre sessant’anni, nonostante una tradizione gloriosa che nei decenni del dopoguerra aveva portato la squadra alabardata a competere ai massimi livelli, con l’epico secondo posto nel campionato 1947-48, dietro solo al Grande Torino. Da allora, però, il percorso è stato fatto di delusioni, fallimenti e ripartenze dalla Serie C.
Negli ultimi anni la Triestina era passata nelle mani di Ben Rosenzweig, giovane finanziere americano che si era presentato come “cavaliere bianco”, deciso a rilanciare non solo la squadra ma anche lo sport e il turismo cittadino. L’entusiasmo iniziale si era presto spento: dopo aver investito circa 25 milioni, Rosenzweig ha dovuto affrontare penalizzazioni, allenatori esonerati a catena, tasse non pagate e giocatori svincolati. Alla fine ha alzato bandiera bianca, lasciando la società sull’orlo del baratro.
Qui si inserisce l’arrivo di Dogecoin. Diversamente dai precedenti proprietari, la nuova maggioranza non punta a guadagnare rivendendo calciatori, ma a rafforzare l’immagine della propria criptovaluta attraverso un club che diventa vetrina mondiale. Per i tifosi, abituati a troppe false promesse, è un salto nel buio: da una parte la speranza di vedere investimenti concreti, dall’altra il timore che un’operazione legata a una “moneta meme” possa finire per svanire come tante altre illusioni.
Eppure, la portata è innegabile. Finora il rapporto tra criptovalute e sport si era limitato a sponsorizzazioni: loghi sulle maglie, partnership con club prestigiosi, accordi commerciali per vendere biglietti o merchandising in valuta digitale. Basti pensare al Watford, sponsorizzato da Dogecoin in Inghilterra, o ai Dallas Mavericks di Mark Cuban, che accettano Dogecoin per biglietti e prodotti. Ma a Trieste avviene il salto di qualità: Dogecoin entra in campo come proprietario.
Margiotta lo spiega chiaramente: “Vogliamo portare lo spirito del Dogecoin nel cuore dello sport più popolare del mondo, unendo orgoglio locale e innovazione globale”. L’idea è quella di trasformare la Triestina in un laboratorio: vendite di biglietti e merchandising in Dogecoin, possibili meccanismi di partecipazione dei tifosi basati su blockchain, sperimentazioni che vanno oltre il risultato sportivo.
Il dubbio, però, resta aperto: si tratta di un caso isolato, legato a una piazza particolare e a una criptovaluta atipica, o dell’inizio di una nuova stagione in cui le monete digitali diventeranno protagoniste dirette dello sport europeo?
Quel che è certo è che la Triestina, oggi, non viene ricordata solo per i play out evitati in extremis o per i decenni senza Serie A, ma come la prima squadra europea ad essere controllata da una criptovaluta. Un club di provincia e una moneta nata per scherzo hanno unito i propri destini.
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