Alessandra De Fiori racconta Alma Rosè e l’orchestra femminile di Auschwitz: la musica come atto di sopravvivenza e dignità.
Nel campo di Auschwitz-Birkenau, nel 1943, le SS ordinarono la creazione di un’orchestra femminile. Doveva servire a scandire le marce dei prigionieri, ad allietare le visite dei comandanti. Eppure, contro ogni previsione, la musica divenne atto di resistenza. È questa la vicenda che Alessandra De Fiori riporta alla luce in Suona e vivrai (Santelli Editore), un romanzo che restituisce voce e dignità alle donne che seppero suonare per restare vive.
A guidarle era Alma Rosè, violinista viennese di fama internazionale, figlia d’arte e nipote di Gustav Mahler. Deportata per la sua origine ebraica, trasformò un gruppo di prigioniere impaurite in un ensemble capace di eseguire Mozart, Strauss e inni militari. Dietro le note, la fame e la paura. Davanti, un’illusione di normalità che però significava sopravvivenza.
De Fiori racconta tutto con rigore storico ma anche con un’emozione trattenuta, mai sentimentale. Il suo romanzo non inventa: ricostruisce, attraverso testimonianze reali, documenti, voci. Le musiciste di Birkenau non sono eroine da monumento: sono donne, fragili e immense, che hanno trovato nella musica l’unico modo per non morire dentro.
Suona e vivrai è un libro che vibra di vita e dolore, di ritmo e dignità. Leggerlo è come ascoltare un quartetto che si rialza dopo ogni pausa, con la consapevolezza che, anche nell’inferno, l’arte può ancora accordare l’anima.
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