Curiosità

La storia delle bambole Daruma: come e perché portano fortuna?

Dalle origini fino ai giorni nostri, non solo un simbolo di buon auspicio ma anche un incredibile prodotto dei maestri artigiani giapponesi.

Chi è stato recentemente in Giappone, o chi è particolarmente appassionato di cultura nipponica, sicuramente le conoscerà già. Si tratta delle bambole Daruma, o Dharma, simbolo di perseveranza e fortuna.

La loro storia risale a secoli fa, e si intreccia con la tradizione buddhista. Infatti la bambola rappresenta proprio il monaco Bodhidharma, fondatore e primo patriarca dello Zen, risalente al sesto secolo. Il tempio Shorinzan Daruma-ji, che si trova a Takasaki, nella prefettura di Gunma, iniziò a distribuire delle figurine votive del monaco, rappresentato senza gambe e senza braccia, proprio perché, secondo il mito, le avrebbe perse dopo nove anni di meditazione.

Durante la carestia di Tenpo, che colpì il Giappone più o meno duecento anni fa, il tempio Shorinzan Daruma-ji decise di aiutare la popolazione contadina di Takasaki regalando loro uno stampo per la riproduzione delle bambole, allora fatte di carta pesta, in modo tale da riprodurle e venderle come “secondo lavoro”. Proprio così acquisirono la loro fama, diffondendosi sopratutto tra i mercanti di seta, il cui commercio era basato per la maggior parte sulla fortuna: ecco perché ne avevano bisogno!

Per la loro forma tondeggiante, e la presenza di un peso sul fondo, la statuetta è nota proprio per rimettersi sempre in piedi. Il meccanismo questa volta si ispira a un’altra icona, quella dell’Okigari-koboshi, “il monaco rotondetto”, ispirato a sua volta al cinese Budaoweng, ovvero “il vecchio che non cade”. Nonostante le spinte, tutte queste bambole continuano a tornare dritte, motivo per cui ancora oggi sono considerate simboli di resilienza e pazienza.

Estetica e tradizione della bambola Daruma

Ogni elemento della bambola Daruma è particolarmente allegorico e ricco di significato. Iniziamo dal colore: il più comune è il rosso, che dovrebbe indicare appunto buona fortuna. Un altro colore particolarmente quotato è invece il viola, che dovrebbe simboleggiare salute e longevità. Il nero dovrebbe servire a raggiungere il successo lavorativo, il rosa sarebbe utile per l’amore, il verde per mantenere salda la propria forza di volontà, e infine il blu per raggiungere la vittoria in una competizione.

Passando al volto, le sopracciglia rappresentano delle gru, mente la barba assomiglia ad una tartaruga: entrambi gli animali nella cultura giapponese sono simbolo di anzianità, quindi in questo caso si tratta di un augurio alla longevità.

Oggi la bambola Daruma è un simbolo iconico della cultura pop giapponese, ma è anche uno dei prodotti più tradizionali dell’artigianato locale: anche se le statuette di cartapesta sembrano tutte uguali tra di loro, in realtà ciascuna di esse è singolarmente dipinta a mano dai maestri artigiani.

La tradizione vuole l’acquisto di questa bambola proprio in concomitanza con l’inizio dell’anno nuovo: la statuetta appena comprata però presenterà entrambi gli occhi bianchi, e sta proprio a chi la possiede il compito di dipingerli. La prima pupilla va disegnata nel momento in cui si esprime il desiderio per l’anno che viene, mentre la seconda solo nel momento in cui esso sarà compiuto. In questo modo si restituisce simbolicamente la vista al demone in segno di ringraziamento. E per lo stesso principio, uno anno dopo l’acquisto, la statuetta va portata in un tempio buddhista per essere bruciata, proprio per liberare il demone dalla sua costruzione terrena.

Non preoccupatevi! Se il desiderio non è stato realizzato o l’obbietto raggiunto, potete comunque disegnare la seconda pupilla, se pensate di aver comunque vissuto un anno prospero. E non lasciatevi abbattere, perché avete sempre il secondo anno per ritentare con le stesse intenzioni!

 

Antonella Sitzia

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