Esteri

Allerta per il Nipah, il virus potenzialmente letale che sta minacciando l’Asia

Purtroppo non ci sono cure né vaccinazioni, e può arrivare a causare il decesso. Scopriamo di cosa si tratta, e se serve preoccuparsi.

Sta crescendo sempre di più l’allerta per il Nipah, un virus potenzialmente letale di cui è stato registrato un piccolo focolaio in India, nella zona del Bengala Occidentale.

I due casi individuati sono due infermiere di un ospedale privato a Barasat, e si pensa che entrambe possano aver contratto l’infezione virale mentre trattavano un paziente affetto da gravi sintomi respiratori, ma di cui la diagnosi non è certa perché deceduto prima che potessero essere somministrati dei test.

Il contagio, dunque, sarebbe avvenuto dopo un contatto stretto e prolungato con l’uomo, uno dei modi in cui questo virus può essere contagiato.

Un’altra ipotesi invece riguarderebbe il succo di palma da dattero, che una delle due infermiere avrebbe bevuto a un matrimonio avvenuto recentemente: si pensa che la bevanda potesse essere contaminata da pipistrelli, che insieme ai suini sono i due animali che possono contagiare l’uomo. Questa ipotesi però non è mai stata accertata.

Le donne hanno iniziato a mostrare i primi sintomi, tra cui febbre alta e problemi respiratori, tra la fine di dicembre e l’inizio di questo gennaio. Una delle due ora è in coma, per delle conseguenze neurologiche legate al Nipah.

Le autorità sanitarie sono state tempestive, e hanno immediatamente rintracciato 196 contatti, tutti testati e tutti risultati negativi. Venti sono quelli considerati considerati ad alto rischio, e per questo motivo si trovano ora in quarantena, periodicamente sottoposti ai test diagnostici.

Nonostante ciò, la preoccupazione all’estero cresce: Thailandia e Nepal hanno aumentato i controlli negli aeroporti, per tutti i passeggeri che atterrano dal Bengala, e il Nepal anche nei punti di accesso al confine.

Nipah, ci dobbiamo realmente preoccupare?

Ciò che allarma di questo virus è il fatto che non ci siano cure per trattarlo, né vaccinazioni, e può avere ripercussioni drastiche, tra cui encefaliti, che possono portare al decesso. Il tasso di mortalità oscilla tra il 40% e il 70% secondo l’OMS.

Non c’è bisogno, però, di andare nel panico: il Nipah è molto meno contagioso del Covid-19, l’incubo di cui ancora portiamo gli strascichi.

È molto meno contagioso e anche molto più noto, perché scoperto già nel 1998. Si tratta di una malattia infettiva che si trasmette appunto solo tramite contatto molto stretto e prolungato con gli esseri umani, oppure con animali infetti.

I pipistrelli, nella maggior parte dei casi, sono i portatori sani di questo agente patogeno, mentre i suini mostrano i segnali della malattia, e sono più facilmente individuabili.

Ci sono già stati diversi focolai in passato, tutti contenuti.

Il primo fu in Malesia, quando il virus fu scoperto per la prima volta. Vennero contagiate 265 persone, tutti lavoratori in un allevamento suino, e i morti furono 105. In quell’occasione il Nipah arrivò anche a Singapore, dove si infettarono 11 persone entrate in contatto con i maiali importati dalla Malesia: ci fu un solo decesso.

Nei primi anni 2000 ci furono quattro diverse epidemie in Bangladesh, India e Malasia, per poi scomparire fino al 2021, quando è riemerso proprio nella stato indiano del Kerala, uccidendo un bambino di 12 anni.

Nel 2016, l’OMS ha iscritto il Nipah nella lista di virus che potrebbero essere la causa di una futura pandemia.
Tuttavia, per ora, misure efficaci e tempestive possono mantenere sotto controllo questi focolai.

Quindi, niente panico.

Antonella Sitzia

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