Sport

Curling, il gioco simbolo della storia scozzese: com’è nato?

Scopriamo insieme la storia di questo incredibile sport, che affonda le sue radici in piena Scozia medievale.

Il 6 febbraio si terrà l’attesissima cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina, ma lo sport non ha tempo da perdere.

Il 4 febbraio sono iniziati, infatti, i preliminari di curling, lo sport che ci vede in questo momento in vetta alle classifiche.

A rappresentarci nella specialità Doppio Misto, anche questa volta, i campioni in carica Amos Mosaner e Stefania Costantini, che affrontano il primo girone contro la Corea del Sud e poi contro il Canada.

Dal 12 febbraio invece partirà anche il torneo a squadre femminile, con la squadra Elena Antonia Mathis, Giulia Zardini Lacedelli, Marta Lo Deserto e Rebecca Mariani, capitanata da Stefania Costantini; e il torneo a squadre maschile, con la squadra Amos Mosaner, Sebastiano Arman, Mattia Giovanella e Alberto Pimpini, capitanata da Joël Thierry Retornaz.

Auguriamo a tutti gli atleti il meglio per queste gare, ma intanto viene naturale chiedersi cos’è effettivamente il curling, uno degli sport invernali più affascinanti e forse più incompresi.

Curling” in inglese significa “arricciare”, e fa proprio riferimento al movimento rotatorio che viene indotto alla boccia durante il lancio, o “delivery”.

La gara si divide in manches chiamate “end”, dieci per il torneo e otto per il doppio misto, e l’obbiettivo è quello di posizionare la boccia, da 19,6kg, nel bersaglio circolare, la “casa”.

La distanza dalla “hog line”, la linea che lo skip non può oltrepassare durante il lancio, al bersaglio è di 6,4 metri; quindi, la delivery deve essere da una parte forte abbastanza da far arrivare la boccia nella casa, ma non troppo da farla oltrepassare.

È a questo punto dunque che arrivano in aiuto il compagno/i compagni di squadra, che con delle scope apposite spazzano il ghiaccio, coordinati dal capitano, per calibrare la traiettoria e la velocità della boccia.

Vince chi posiziona il peso quanto più vicino al “button” (il centro esatto): perciò serve non solo un grande team work, ma anche una buona strategia, per valutare ogni volta quando è il caso di puntare al centro, e quando invece è più opportuno spostare con i lanci le bocce degli avversari.

Uno sport dinamico, fatto di intesa e di precisione, che non può che farci porre un’ulteriore domanda: com’è nato?

Da gioco medievale a competizione olimpica

La storia del curling è antichissima, e ci riporta alla Scozia medievale.

La primissima fonte scritta, infatti, risale al febbraio 1541, e appartiene ai registri dell’abbazia di Paisley, nel Renfrewshire: quella descritta è proprio una gara con delle pietre che vengono fatte scorrere nel ghiaccio.

Questo documento testimonia che si trattava di un’attività solita, abituale, e a riprova di ciò si aggiunge anche il ritrovamento, nella cittadina Dunblande, di due stones incise con le date 1511 e 1551, scoperte nel fondo di uno stagno dopo il suo prosciugamento.

Questi giochi, come tanti altri, nascono dal bisogno di rafforzare il senso di comunità, di socializzare; un bisogno che tende a essere più forte in zone remote e attraversate da inverni particolarmente lunghi e freddi.

All’epoca, tra l’altro, era molto più un gioco di fortuna che di tecnica, perché le pietre erano quelle che si trovavano a ridosso di fiumi o laghi, quindi spesso avevano forme irregolari.

Nel XVIII secolo però, in balia degli anni illuministi, anche la Scozia è presa da una spinta a codificare tutto, e anche quello che fino a quel momento era un’attività rurale con poche regole spesso improvvisate, si trasforma gradualmente in un vero e proprio gioco regolarizzato, ma soprattutto amato da aristocrazia e borghesia.

Nel 1716 nasce quello che viene considerato il più antico club di curling al mondo, il Curling Club Kilsyth, ancora oggi attivo, mentre nel 1843, il Caledonian Curling Club di Edimburgo riceve il patrocinio monarchico, diventando formalmente Royal Caledonian Curling Club.

Alle olimpiadi il curling, per la prima volta, ci arriva nel 1924, a Chamonix, ma poi scompare per decenni, perché considerato uno sport “dimostrativo”.

Ma finalmente, nel 1998, viene ufficializzato come sport olimpico: ricompare alle Olimpiadi di Nagano e da lì viene praticato regolarmente a tutte le edizioni, fino ai giorni nostri.

Antonella Sitzia

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