Dal provare a zoommare nelle pagine di un libro, al non riuscire a mangiare o bere o vestirsi in autonomia: gli insegnanti sono preoccupati.
“Toy Story” sembra ancora una volta aver centrato nel segno. La saga, che da anni porta a tavola temi centrali a livello sociale, quest’anno ci stupisce con un nuovo protagonista (forse antagonista?): il tablet giocattolo.
Il nuovo gioco appare già dal trailer, e sembrerebbe preannunciare una sorta di film denuncia, che mette in guardia verso uno dei dispositivi che più sta cambiando l’infanzia dei bambini.
Che si tratti di un tablet vero e proprio, oppure della sua versione kid-friendly, questi schermi si stanno diffondendo, da anni, sempre di più tra le famiglie.
Una statistica redata dal censo statunitense mostra, ad esempio, che nel 2021 circa l’80% delle famiglie americane con figli possedeva un tablet a casa, contro invece il 57% delle famiglie senza figli.
Un altro censimento del 2025, questa volta realizzato dalla no-profit statunitense Common Sense’s Media, ha dimostrato che, tra le famiglie intervistate, il 40% dei bambini ha già il proprio tablet a 2 anni, e la quota sale al 60% per i bambini di 4 anni.
Cifre importanti, a cui si aggiunge il fatto che la OCSE (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico) registra una media di utilizzo che va da un’ora per i più piccoli fino a tre ore e mezza per i più grandi.
Sebbene questo mezzo possa risultare innocuo (e in realtà in tantissimi casi anche benefico), ci sono tantissimi effetti collaterali coinvolti, conseguenza di un cattivo uso, che possono notevolmente impattare l’infanzia e la crescita dei bambini.
Sempre più insegnanti, infatti, si trovano, all’inizio dell’asilo, bambini che non sono “pronti per la scuola”.
Solitamente, i bambini arrivano negli istituti scolastici, tra i 3 e i 4 anni, con tutta una serie di skill che li rendono semi-indipendenti.
Ci si aspetta da un bambino di quest’età la capacità di trattenere e fare i bisogni in autonomia, di vestirsi senza aiuto, di interagire con i propri coetanei.
Purtroppo, però, sempre più insegnanti denunciano la presenza in classe di bambini che non possiedono queste capacità, ma anzi presentano diverse ulteriori difficoltà, dall’interazione motoria con gli oggetti che li circondano, alla proprietà linguistica, fino a problemi cognitivi e/o legati all’attenzione.
Molti bambini arrivano che non sanno nemmeno tenere un libro in mano, ad esempio, e anziché voltare pagina, provano a fare zoom o a “swipare”.
Una ricerca di Kindred Squared ha per esempio mostrato proprio questo: da mille interviste a personale scolastico delle “reception” (asili) britannici, si è ricavato che quasi il 40% dei bambini non è “pronto per la scuola”; circa un terzo non sa usare un libro; il 28% dei bambini non sa mangiare o bere senza l’assistenza di un adulto; fino al 36% non è in grado di trattenere i bisogni e farli in autonomia.
Le cause sono sicuramente diverse, ma un grande comune denominatore può assolutamente l’uso sbagliato ed eccessivo del tablet, che può portare esattamente a tutte queste conseguenze.
Spesso accade infatti che le famiglie, impegnate in ritmi che oggi sono sempre più soffocanti, lasciano i propri figli con questi dispositivi, che intrattengono in maniera eccellente, grazie a luci e interattività.
Il problema poi è che i bambini, se vi passano ore, non sviluppano rapporti con gli adulti o con i propri coetanei, non esplorano gli ambienti che li circondano, non imparano a sviluppare i riflessi condizionati per i propri bisogni, e non prendono parte nel gioco simbolico, creativo, rimanendo invece passivi davanti agli schermi.
Questi aspetti possono solo all’apparenza sembrare triviali, ma oltre a non esserlo, non possono poi essere scaricati sulle spalle della scuola, che non può prendersi carico anche dell’educazione familiare.
Forse allora Toy Story non sta raccontando solo l’arrivo di un nuovo giocattolo, ma ci sta ricordando che il vero rischio non è la tecnologia in sé, bensì un’infanzia in cui lo schermo prende il posto del gioco, della relazione e dell’esperienza reale.
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