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Strage di GorlaImmagini risalenti alla Strage di Gorla

Era la mattina del 20 ottobre 1944 quando Milano venne nuovamente colpita dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale.

Il quartiere di Gorla, nella parte nord-orientale della città, era vicino ad alcune importanti aree industriali. Tra gli obiettivi strategici dell’azione aerea c’erano gli stabilimenti Breda, Alfa Romeo e Isotta Fraschini, legati alla produzione industriale e bellica.

Gli aerei americani della 15th Air Force volarono sopra la città, iniziando il bombardamento. Ma quella mattina accadde qualcosa di diverso e immensamente tragico. Una delle bombe colpì la scuola elementare Francesco Crispi, proprio mentre all’interno dell’edificio si trovavano centinaia di bambini.

La Strage di Gorla rimane ancora oggi una delle pagine più tragiche legate all’immenso prezzo di vite umane pagato durante la Seconda guerra mondiale.

Il contesto storico di una strage di innocenti

Nell’ottobre del 1944 l’Italia si trovava nel pieno della guerra civile e dell’occupazione tedesca.

L’Italia del Nord era sotto il controllo formale della Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Benito Mussolini, ma di fatto sotto la stretta occupazione militare della Germania nazista.

L’avanzata degli Alleati da sud si era fermata sull’Appennino tosco-emiliano (Linea Gotica). L’illusione di una rapida liberazione dell’Italia del Nord entro la fine del 1944 era sfumata, prefigurando un secondo, durissimo inverno di guerra per la popolazione.

Milano era la capitale della RSI, il certo di controllo dell’occupazione nazifascista.

Senza la possibilità di avanzare rapidamente via terra, la strategia anglo-americana per il Nord Italia si basava sul bombardamento strategico. L’obiettivo era quella di distruggere l’apparato industriale milanese che riforniva l’esercito tedesco (gli stabilimenti Breda, Alfa Romeo, Isotta Fraschini) e interrompere le vie di comunicazione e i nodi ferroviari.

L’intento parallelo, soprattutto delle forze aeree, era fiaccare la resistenza psicologica della popolazione civile, dimostrando l’incapacità della RSI e dei tedeschi di garantire la sicurezza, sperando in una resa o in una rivolta interna della popolazione.

La strage alla scuola elementare Francesco Crispi

Il raid del 20 ottobre vide impegnati oltre 100 bombardieri B-24 dell’U.S. Army Air Forces.

Il gruppo 451°, incaricato di colpire gli stabilimenti Breda di Sesto San Giovanni, commise un errore di calcolo nella rotta d’attacco. Non potendo virare in sicurezza con il carico di bombe, e per permettere il rientro sicuro nelle basi in Puglia, il comandante diede l’ordine di sganciare lo stesso le bombe sulla città, invece di liberarsene in mare o in aree aperte.

Una di queste bombe colpì la scuola elementare Francesco Crispi, proprio mentre i bambini e il personale scolastico stavano scendendo nel rifugio antiaereo.

Al momento dell’allarme, bambini, insegnanti e personale della scuola avevano seguito le procedure previste durante i bombardamenti, ma la bomba colpì direttamente il vano delle scale della scuola. L’esplosione provocò quindi il crollo dell’intera struttura e l’impossibilità di trovare un rifugio sicuro.

La tragedia provocò la morte di 184 bambini e bambine, gli alunni della scuola elementare Francesco Crispi.

Insieme a loro morirono anche 14 insegnanti, la direttrice della scuola, quattro bidelli e un’assistente sanitaria.

I bambini avevano un’età compresa tra i sei e gli undici anni.

Il bilancio complessivo del bombardamento del 20 ottobre fu molto più ampio della sola tragedia della scuola. Le fonti storiche riportano infatti oltre seicento vittime nell’insieme delle aree colpite, anche se il numero complessivo varia nelle ricostruzioni. Treccani indica 614 morti, mentre il Comune di Milano ha ricordato in diverse occasioni un bilancio di 641 vittime.

La cifra che è rimasta maggiormente impressa nella memoria collettiva è però quella dei 184 bambini di Gorla.

I Piccoli Martiri di Gorla

I bombardamenti del 20 ottobre non distrussero solo edifici, quanto piegando un’intera comunità, stretta davanti all’orrore delle piccole vittime, che vengono ricordate ancora oggi, all’anniversario della Strage, come I Piccoli Martiri di Gorla.

Sul luogo dove sorgeva la scuola venne realizzato un monumento-ossario progettato dallo scultore Remo Brioschi. Il monumento, inaugurato nel 1952, rappresenta una madre che tiene tra le braccia il corpo del proprio bambino.

Alla base del monumento compare una frase diventata parte integrante della memoria della strage: “Il popolo piange duecento bambini uccisi dalla guerra”.

Il numero indicato nell’iscrizione è arrotondato rispetto al dato storico di 184 bambini.

Alle spalle della scultura compare invece la scritta “ECCO LA GUERRA”, insieme alla data del 20 ottobre 1944 e alla rappresentazione di un aereo che sgancia una bomba su un edificio.

La piazza dove aveva sede la scuola, Piazza Redipuglia, già centro del vecchio comune indipendente di Gorla, mutò nome nell’attuale Piazza dei Piccoli Martiri.

Dal cimitero di Greco, dove sono seppelliti la maggior parte dei corpi delle piccole vittime e del personale scolastico, le ossa vennero spostate nella cripta del monumento di Brioschi. Il piccolo corridoio della cripta porta un’incisione emblematica e al tempo stesso tristemente mortifica; “E vi avevo detto di amarvi come fratelli”.

Cosa rimane oggi della strage di Gorla

La strage di Gorla viene ricordata soprattutto attraverso i 184 bambini che persero la vita, ma la vicenda riguarda anche gli insegnanti, la direttrice, il personale della scuola e tutte le famiglie coinvolte.

Il suo ricordo continua così a essere legato a una domanda che va oltre la singola vicenda: cosa significa vivere una guerra quando anche una scuola, un luogo pensato per i bambini e per la quotidianità, può trasformarsi in un bersaglio?

A Gorla, il 20 ottobre 1944, quella domanda smise di essere astratta e diventò una tragedia che ancora oggi Milano ricorda.

E ad oggi, in questi tempi dominati da guerre disumane, quello che ci porta la Strage di Gorla è un invito a non dimenticare. Un invito a ricordare che le guerre finiscono per pesare sulle vite degli innocenti, dei bambini, che dovrebbero preoccuparsi di andare a scuola, di giocare, di sperimentare il mondo, non di vivere nella paura dei bombardamenti, non di temere per la loro vita o per quella dei loro famigliari.

La Strage di Gorla, in questo periodo terribile, in particolare con le vicende di Gaza, ci ricorda che non sono i potenti a sopportare il prezzo delle guerre, ma gli innocenti. Ci ricorda attraverso il passato di pensare al futuro di questi bambini che, come i Piccoli Martiri, non hanno avuto la possibilità di afferrare.