I conservatori americani hanno deciso di boicottare la famosa birra Budweiser. Il tutto dopo che l’azienda ha deciso di utilizzare l’influencer transgender Dylan Mulvaney come testimonial nella campagna pubblicitaria di Bud Light. La svolta “woke” del marchio non è piaciuta ai repubblicani, che si sono lamentati della decisione di mettere in evidenza una figura transgender. Addirittura, il cantante conservatore Kid Rock ha pubblicato un video in cui sparava a delle lattine di Bud Light con un fucile automatico per protestare contro la decisione dell’azienda.
Chi è Dylan Mulvaney
Dylan Mulvaney, che ha circa dieci milioni di seguaci su TikTok, è diventata una figura pubblica grazie alla sua transizione da uomo a donna raccontata sui social media. A marzo 2021, infatti, aveva iniziato la transizione da uomo a donna. La pandemia e l’isolamento l’avevano convinta a condividere la sua esperienza virtualmente. Un po’ come tanti altri di noi hanno fatto durante quella che è stata la normalità di quel particolare periodo. Il suo canale è subito diventato seguitissimo e la sua storia molto chiacchierata. Ha guadagnato persino una ospitata alla Casa Bianca nell’ottobre scorso. Il presidente Biden le aveva detto “Dio ti ama”, motivo che probabilmente aiuta ancora di più a comprendere l’indignazione repubblicana nei confronti del personaggio.
La risposta di Budweiser
In risposta alle polemiche, l’azienda ha deciso di sostituire la campagna pubblicitaria con uno spot patriottico che celebra l’America. Il nuovo spot vede i tradizionali cavalli, icone storiche dell’azienda, Clydesdale come protagonisti. Questi effettuano una galoppata dalla East alla West Coast, passando davanti a monumenti, punti storici del paese e a molteplici bandiere USA. Inutile sottolineare l’inversione di tendenza rispetto alla campagna pubblicitaria precedente. La reazione negativa dei conservatori dimostra che il patriottismo vende più birra della solidarietà per i transgender e delle aperture a tendenze di questo tipo, molto gettonate nel panorama corporate negli ultimi tempi. L’azienda ha cercato di difendersi sostenendo di non voler essere parte di una discussione divisiva, ma la vicenda ha comunque dimostrato che la svolta “woke” del marchio non è stata accolta favorevolmente dal pubblico conservatore. Questo ci invita ovviamente a riflessioni sulle tendenze di questo tipo da parte dei grandi brand. Appare evidente come queste aziende, prima di perseguire iniziative di questo tipo, debbano attentamente valutare se il proprio bacino di clienti abituale possa approvare un messaggio tale. Può essere una strategia valida per una gelateria (Penso al caso di Ben&Jerry) con un pubblico prevalentemente giovane. Se vendi birre e sei americano, probabilmente è incauto pensare di sviluppare una campagna pubblicitaria del genere, senza perlomeno pagarne le conseguenze in un primo momento. La mossa di Budweiser le avrebbe fatto perdere circa 5/6 miliardi di dollari di capitalizzazione, secondo alcune stime.