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ORA ATTUALE

Novemila anni fa le donne non erano relegate soltanto alla raccolta di cibo e alla crescita dei bambini. Erano cacciatrici in piena regola. A dimostrarlo i risultati di uno studio americano. Le donne inseguivano prede in ben otto società di cacciatori-raccoglitori su dieci in Nord e Sud America, Africa, Asia e Australia, e avevano la stessa probabilità degli uomini di abbattere la selvaggina grossa. Lo studio di 63 comunità sfida l’idea storica delle donne semplicemente lasciate a casa per prendersi cura della prole o per raccogliere frutta e bacche.

Lo studio

A dare il colpo definitivo per far cadere tutti gli stereotipi che riguardano le donne, e per mettere a tacere chi ancora parla di sesso debole, arrivano le cacciatrici preistoriche. No, non si tratta di super eroine, ma di donne che 9000 anni fa non si limitavano, come si è sempre creduto, al raccolto e alla crescita di bambini, ma erano anche in prima linea per le battute di caccia. La dottoressa Cara Wall-Scheffler ha affermato che le donne hanno “maggiore flessibilità” con armi e strategie. E ci sono anche numerose prove che usassero coltelli, archi, reti, machete, lance e balestre. Erano felici di cacciare da sole o insieme a partner, altre donne, bambini o cani, mentre gli uomini erano più propensi ad andare da soli, con un altro adulto o un cane. Il dottor Wall-Scheffler, della Seattle Pacific University, ha aggiunto: “Le donne svolgono un ruolo attivo e importante nella caccia e nell’insegnamento della caccia, anche se usano strumenti e strategie diversi”. E ancora: “I dati sulle donne che cacciano si oppongono direttamente alla convinzione comune che le donne raccolgano esclusivamente, mentre gli uomini cacciano esclusivamente”.

Il ritrovamento della tomba di una cacciatrice

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances, realizzata dall’archeologo Randall Haas, dell’Università della California a Davis. Durante una campagna di scavi sulle Ande in Perù, Haas con la sua squadra di ricercatori ha iniziato a lavorare ai resti di una tomba, all’interno della quale erano conservati alcuni strumenti di cui si servivano i cacciatori (si tratta di un’usanza tipica delle popolazioni del Neolitico seppellire il morto con i suoi attrezzi da lavoro) e per questo gli studi sono proseguiti nella convinzione che i resti ossei appartenessero a un uomo. Ma a un’analisi fisiologica più accurata e grazie a una proteina dello smalto dentale, tutte le supposizioni sono saltate. Quella tomba, infatti, apparteneva non ad un maschio, ma ad una cacciatrice femmina.

Cacciatrici preistoriche

Questa scoperta (il ritrovamento è avvenuto nel 2018, ma l’identificazione è molto recente) fa saltare gli schemi con i quali eravamo abituati a immaginare i popoli primitivi. Anche se la prevalenza maschile è sicuramente ineludibile, oggi sappiamo che anche in queste società parassitarie (quelle che cioè vivevano di caccia, pesca e raccolto) le donne cacciavano. Alcuni indizi però già erano venuti fuori, anche prima degli studi di Haas, basti pensare alle amazzoni di cui parlarono Erodoto, Plutarco e Strabone, delle figure mitiche, ma che certamente erano ispirate alle donne che formavano le comunità ginecocratiche, ovvero comunità di sole donne. Alla luce di questa scoperta, Haas e il suo gruppo di ricerca hanno deciso di riesaminare altri siti di sepoltura, scoprendo che di 27 individui sepolti accanto a strumenti di caccia, 16 erano maschi e 11 femmine. C’è un elemento importante però da considerare, e cioè che finché le comunità erano nomadi e vivevano soltanto di caccia e pesca, il ruolo della donna era più fluido, poteva essere cacciatrice o occuparsi del raccolto o portare avanti le gravidanze o crescere i bambini. Il passaggio a una comunità sedentaria, con la terra da lavorare, ha portato a una divisione dei ruoli e dei generi più netta. Sollevare le donne dalla caccia, infatti, in una comunità di cacciatori, significava anche preservare la specie.