Perché quando si è felici ci si trova “al settimo cielo”? Le origini di un modo di dire (internazionale)

Da Aristotele, alla Divina Commedia, fino ai giorni nostri: l’incredibile viaggio di questa gioiosa espressione idiomatica.

Sono al settimo cielo”: un’espressione ormai d’uso quotidiano, che pronunciamo senza pensarci troppo. Lo diciamo quando siamo immensamente contenti, e raggiungiamo il punto massimo della felicità. Non si può essere più gioiosi di così.

Sì, ma cosa significa esattamente? O meglio da dove deriva?

Chi si ricorderà un po’ di Dante dal liceo magari già sa dove andremo a parare, ma non è lì che inizia realmente la storia.

Andiamo a scoprire dunque da dove proviene questa felicissima frase idiomatica!

Dal paradiso al gergo comune: la storia di “settimo cielo”

Andiamo indietro fino alla Divina Commedia: nella cantica dedicata al Paradiso, la terza, Dante Alighieri ci parla di una strana struttura cosmologica.

Questo universo infatti ha la terra al centro, con tanti cieli attorno, nove in totale, sferici e concentrici, in una sorta di struttura a matrioska.

Per il sommo poeta ovviamente il cielo più importante è l’ultimo, quello attorno al quale si trova Dio, e non il settimo, che è invece il cielo di Saturno, associato comunque alla vita spirituale, alla contemplazione e al distacco dalle cose materiali.

Dante ovviamente non si inventa questo sistema, ma come tutti gli intellettuali medievali ha una sola grande filosofia in mente: quella aristotelico-tolemaica.

Il primo ad ideare questo modello cosmologico geocentrico fu proprio Aristotele, che descrisse un universo in cui la Terra era circondata da sette cieli in totale, ognuno per ciascun pianeta: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno.

Per Aristotele, poi reinterpretato da Claudio Tolomeo, il pensatore egizio, il settimo cielo era l’ultimo e quindi il più importante, proprio perché quello che maggiormente si avvicinava alla somma essenza divina e creatrice (ovviamente non in senso cristiano).

A cristianizzare la filosofia sarà proprio San Tommaso d’Aquino, che reinterpreta in chiave cattolica la strutta cosmologica, e aggiunge, in parole povere povere, gli altri due cieli, quelli ultimamente più vicini a Dio.

È questa la struttura che conoscerà Dante, e sarà proprio lui, come per tantissime altre espressioni idiomatiche, a renderla famosa.

Sì, perché questa espressione inizia a circolare, soprattutto tra i manoscritti religiosi, proprio tra 1300 de 1400, ma prende sempre più piede nel linguaggio quotidiano, fino ad arrivare, attorno al seicento, a essere a tutti gli efetti una frase colloquiale.

Una piccola curiosità: l’italiano non è l’unica lingua che adotta questa espressione, che troviamo anche in ingleseto be in seventh heaven”, in franceseêtre au septième ciel”, e in spagnoloester en el séptimo cielo”.

E voi conoscevate la storia di questo famosissimo modo di dire?