E se le icone delle app che siamo abituati ad usare quotidianamente nascondessero dei richiami ad elementi religiosi?
Si sa che al popolo dell’internet i complotti piacciono, e tanto. In alcuni casi vale il famoso detto “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. In altri, invece, le teorie degli utenti sono campate in aria, le prove sono incerte e i collegamenti lasciano parecchio a desiderare. Capiamo a quale categoria appartiene la teoria di cui parliamo oggi.
Secondo alcuni utenti, i loghi delle app che siamo abituati a usare avrebbero delle derivazioni religiose. In particolare, rimanderebbero a simboli tipici di logge massoniche e culti segreti. Nello specifico, il simbolo di Google Play sembrerebbe il Sigillo di Lucifero, quello di Gmail il grembiule delle loggia massonica, quello di Google GPS l’occhio della Provvidenza, quello di Facebook il simbolo di Tubalcain (che secondo l’interpretazione massonica dell’Antico Testamento è indicativo di abilità operativa, forza e tradizione alchemica), quello dell’Apple Store simbolo del libero massone, quello di Chrome simbolo divino del 666. Secondo la versione degli utenti, queste non potrebbero essere coincidenze per due fattori principali: i simboli per i quali sono state trovate delle corrispondenze sono troppi per poter essere ignorati; e, soprattutto, visto che molti dei nomi dei CEO delle aziende in questione sono stati ritrovati all’interno degli Epstein files, sarebbe logico dedurre che queste similitudini non possono essere casuali.
Quali sono i contro di questa teoria?
Cercando online queste corrispondenze, i simboli coinvolti nella teoria sono effettivamente autentici ed esistenti (oltre a quello di Chrome). Ma prima di poter confermare queste teoria c’è un altro fatto da considerare. Nel corso dei secoli sono stati migliaia i simboli disegnati dagli aspiranti maghi e adottati dalle sette più disparate, tanto che è impossibile trovare dei simboli che non richiamino in qualche modo a loghi risalenti a epoche passate. Ad esempio, il simbolo di Google GPS che rimanderebbe all’occhio della Provvidenza si giustifica da solo pensando all’uso dell’applicazione in sé. Stessa cosa vale per Facebook, il cui simbolo è chiaramente semplice e derivativo dal nome dell’app. Per quanto riguarda Chrome, il simbolo del re divino nemmeno esiste, ed è stato inventato ad hoc per avallare questa teoria. Similmente, i loghi di Gmail, Apple Store e Google Play, per quanto siano simili agli elementi riportati in precedenza, si giustificano da sé, senza bisogno di cercare connessioni segrete. Per cui, per quanto alcune similitudini siano effettivamente esistenti, non ha senso cercare più in là di quello che si vede già.
Tirando le somme, il quadro che ne esce è che a volte la ricerca forzata di corrispondenze porta ad andare fuori strada, dimenticando la differenza tra prova, concreta e tangibile, e supposizione o intuizione. Il risultato è che a gridare al lupo poi non si viene creduti, nemmeno quando poi le prove le si ha veramente. Le indagini che gli utenti mettono in atto e che si premurano di condividere sul web sono preziose, simbolo che la libertà di pensare e di diffondere le proprie idee c’è ancora. Tuttavia, sappiamo bene che un’informazione letta online non è autorevole solo perché scritta da qualche parte. Come sempre, a guidarci nelle lande di Internet non deve essere altro che il nostro spirito critico.