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Bertha von SuttnerBertha von Suttner

Dal 26 luglio 2026 l’Europa è stata chiamata a votare il nuovo volto delle banconote in euro, proposto dalla Banca Centrale Europea (BCE). Dieci sono state le proposte finaliste, alcune che riprendono elementi naturali, flora e fauna, altre invece che propongono di utilizzare volti celebri della storia europea. Ed ecco quindi che dal giugno 2026 le suddette proposte sono state messe sotto votazione, sotto il voto diretto della popolazione europea. Tra i nuovi volti figura quello di Bertha von Suttner, scrittrice e attivista austro-boema, scelta come possibile design della banconota da 200.

Una scelta questa sicuramente ad alto impatto simbolico, essendo stata la von Suttner la seconda donna (la prima fu Marie Curie) a ricevere il premio Nobel, ma soprattutto, la prima donna in assoluto a vincere il premio Nobel per la Pace, nel 1905.

Sebbene per il grande pubblico possa risultare il nome meno familiare in mezzo a colossi della storia culturale europea come Leonardo da Vinci, Ludwig van Beethoven o Marie Curie, la sua figura racchiude una storia straordinaria di coraggio civile, visione internazionale e rifiuto della guerra.

Chi era Bertha von Suttner

Bertha Felicitas Sophie, baronessa von Suttner (nata contessa Bertha Kinsky von Wchinitz und Tettau), nasce nel 1843 a Praga. Il padre Franz-Josef Graf Kinsky von Wchinitz und Tettau, feldmaresciallo apparteneva a una delle famiglie più ricche e altolocate della Boemia. Purtroppo muore poco prima della sua nascita. La madre Sophia Wilhelmine von Körner invece proveniva dalla piccola nobiltà locale.

Bertha cresce in un ambiente aristocratico e raffinato, ma quando l’eredità del padre inizia a scarseggiare, è costretta a trovare un impiego. Ecco che inizia quindi a lavorare presso Carl von Suttner, come dama di compagnia, uno dei pochi lavori concessi alle donne dell’epoca.

Qui conosce l’ingegnere e romanziere Arthur Gundaccar Freiherr von Suttner, figlio del barone, con il quale allacciò una relazione segreta che, scoperta, costrinse Bertha ad abbandonare casa Suttner. Nel 1876 si trasferì a Parigi, lavorando per Alfred Nobel in qualità di sua segretaria, ma nutriva il profondo desiderio di tornare in patria per sposare l’amato Arthur.

I due convolano a nozze, anche se contro le volontà della famiglia von Suttner, trasferendosi per un breve periodo nel Caucaso, svolgendo lavori occasionali per mantenersi.

Quando il vento di guerra tra l’Impero russo e l’Impero austro-ungarico iniziano a soffiare sull’Europa, i coniugi von Suttner tornano in patria, ricongiungendosi alla famiglia.

L’ambiente chiuso e fortemente giudicante della famiglia del barone però, spinge Bertha a chiudersi sempre di più in sé stessa, cercando un modo per respirare nell’angusta casa von Suttner.

Ed è per questo motivo che si avvicina alla scrittura, in particolare di novelle pacifiste. Fu così che venne a conoscenza della International Arbitration and Peace Association, fondata a Londra nel 1880 dal pacifista inglese Hodgson Pratt, il cui scopo era la promozione degli arbitrati e delle trattazioni di pace per risolvere i conflitti internazionali senza ricorrere alla guerra fra stati.

Il capolavoro letterario

Nel 1887 Bertha riuscì a contattare questa organizzazione e nel 1889 il suo capolavoro Die Waffen nieder! (Giù le armi!), venne pubblicato. L’opera venne tradotta in più di 20 lingue. Dopo i suoi successi come scrittrice, Bertha von Suttner, ormai quarantaseienne, divenne una figura centrale nell’attivismo pacifista internazionale. Nel 1891 fondò la Società Pacifista Austriaca di cui rimase presidente fino alla sua morte nel 1914.

Nonostante il duro colpo per la morte del marito nel 1902, Bertha cercò di portare avanti i loro ideali condivisi, ricevendo nel 1905 il premio Nobel per la Pace, divenendo la prima donna a ricevere tale onorificenza. Il suo amico e ammiratore Alfred Nobel infatti aveva ideato quel premio proprio pensando alla sua figura. Scrisse nel 1893: “Vorrei utilizzare una parte del mio patrimonio per creare un premio da assegnare ogni cinque anni (diciamo per sei volte; perché se fra trent’anni non saremo riusciti a riformare il sistema attuale, ripiomberemo fatalmente nella barbarie). Questo premio sarà assegnato a colui o colei che avrà fatto fare all’Europa il passo più grande verso le idee di pacificazione generale”.

Muore nel giugno 1914, una settimana prima dell’attentato di Sarajevo, che avrebbe portato allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Perché proprio Bertha?

La decisione comunque di raffigurarla su una banconota non è una scelta nuova. La sua immagine era già presente sulla banconota da 1.000 scellini austriaci emessa nel 1966, inoltre è presente sulla moneta da due euro austriaca.

Questo è un indice di come il suo contributo pacifista sia stato e rimane altamente riconosciuto e apprezzato. L’Unione Europea, di fatto, nasce come un ente promotore di queste idee pacifiste, ed si è formata proprio con l’intento di evitare futuri conflitti come le guerre mondiali, che hanno segnato il volto dell’Europa durante tutto il ‘900.

Martha non si limitò a scrivere: fondò associazioni, organizzò congressi, viaggiò senza sosta tenendo conferenze e promuovendo l’idea che le controversie tra gli Stati dovessero essere risolte attraverso il diritto e l’arbitrato internazionale. Contribuì anche alla nascita della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, tra i primi organismi volti a risolvere pacificamente i conflitti internazionali.

Con questa scelta la BCE vuole sottolineare come, anche in questi tempi fortemente instabili dove i conflitti sono, purtroppo, all’ordine del giorno, l’Europa non perde il suo originale ideale di pace ed equilibrio, sperando in un mondo dove i conflitti non si risolvano più attraverso armi e violenza, ma attraverso la mediazione e la trattativa.