Condivise le foto dei criminali impiccati per mano dei talebani: corpi esposti nelle piazze, lasciati a penzolare per il collo dai bracci delle gru. Accade nella città di Herat, terza città in Afghanistan per grandezza.

Sono passati quasi due mesi dal 16 Agosto 2021, quando i media hanno annunciato la caduta di Kabul in mano ai talebani.

Ci si è chiesti se i 20 anni di occupazione dell’Afghanistan ad opera degli Stati Uniti siano effettivamente serviti a qualcosa. Dopo appena quattro giorni di negoziazione, i talebani sono riusciti a prendere il controllo della capitale.

Da allora, il mondo è rimasto a guardare e a monitorare la situazione, per capire se effettivamente i talebani rispetteranno le promesse fatte.

“Siamo diversi dalla generazione precedente, aperti alla collaborazione internazionale con l’occidente”, avevano detto, durante una conferenza stampa dalla sala del potere di Kabul.

Sebbene le opinioni sulla questione siano numerose e varie, resta evidente il fatto che molte cose siano cambiate negli ultimi 60 giorni, specialmente per quanto riguarda le nuove disposizioni che coinvolgono le donne, in materia di libertà di espressione e diritto allo studio.

Criminali impiccati ai bracci delle gru: paura e potere

Basta guardare indietro nel tempo per comprendere quanto efficace sia la macabra pratica di esporre i cadaveri dei criminali.

“Exegi monumentum” diceva il poeta latino Orazio. Quel monumentum che è ben visibile, ma che è anche un monito, un vademecum.

Si faccia riferimento, ad esempio, alla storica crocifissione dei gladiatori lungo la via Appia, ordinata da Sesto Pompeo. La morte spaventa già di suo, ma messa così in bella vista, si incide nella memoria di chi la guarda. 

“Ricorda bene, questo succede a chi disubbidisce”. Non è così insolito, dopotutto, istaurare un regime di terrore per garantirsi il potere: dove non arriva il rispetto spontaneo, subentra la paura.

“Me oderint, dum metuant”. Il messaggio arriva forte e chiaro: certe cose non sono tollerate sotto il regime talebano. Gli uomini impiccati non sono più uomini, sono criminali, attentatori all’ordine, traditori della legge. E il messaggio scritto sul cartello appeso al collo è universale, vale per tutti gli afghani: i criminali non sono al sicuro.

Non è ancora certo quali reati abbiano commesso, se si tratti di rapinatori o di sequestrati. Secondo le fonti, però, sono oltre 85 i presunti criminali arrestati dal regime, durante la scorsa settimana.

Ancora una volta il mondo si ammutolisce davanti a tale orrore, scattando foto a corpi appesi che ondeggiano in un’eterna, macabra danza.

 

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