Disabili ingiustamente tassati perché impiegano più tempo a salire in macchina. Questa è l’accusa che Uber, la nota compagnia di trasporto privato, si trova ad affrontare negli Stati Uniti. Mercoledì, infatti, il Dipartimento di Giustizia degli USA ha citato in giudizio la società, contestando una “tassa di attesa” introdotta da Uber nel 2016.
La polizza della discordia, secondo quanto si apprende da Reuters, scatterebbe dopo due minuti di attesa dell’autista. Per tutti, anche per le persone con disabilità che necessitano di più tempo, secondo l’accusa. In questo modo, Uber discriminerebbe ingiustamente chi, per i motivi più disparati, non rientra nei due minuti stabiliti.
La compagnia, tuttavia, ha negato ogni discriminazione. La tassa di attesa, ha dichiarato Uber in un comunicato, colpisce quei clienti che fanno aspettare l’autista per più di due minuti al meeting point. Non riguarderebbe, invece, chi arriva puntuale ma ha bisogno di più di due minuti per sistemarsi nell’auto. Nessuna tassa contro i disabili, dunque, secondo la società, che ha definito “sorprendente e deludente” il procedimento a suo carico.
Il Dipartimento di Giustizia, tuttavia, ha invitato Uber a modificare la sua polizza e a risarcire le persone con disabilità che hanno pagato la maggiorazione. Uber, però, ha fatto sapere di non aver ricevuto nessuna segnalazione da parte di disabili colpiti dalla tassa di attesa.
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