Sport

Transgender e regole olimpiche: come cambiano le cose?

Aggiornato il regolamento sulla partecipazione alle gare agonistiche per gli atleti transgender: maggiore l’inclusività rispetto al 2015.

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), ha revisionato ed aggiornato le proprie linee guida circa la partecipazione di atleti ed atlete transgender.

Le nuove direttive non riguardano solamente le Olimpiadi, ma le competizioni agonistiche in senso lato: non sono però vincolanti per le federazioni dei vari sport, sebbene restino un modello di riferimento.

Tra le novità, il Comitato ha deciso di eliminare le analisi dei livelli di testosterone, i cui risultati venivano utilizzati per determinare se una persona dovesse gareggiare nelle competizioni maschili o femminili. Stando alle dichiarazioni di alcuni atleti, la pratica risultava piuttosto invasiva.

Il nuovo testo è stato redatto a seguito della consultazione di più di 250, fra atleti ed esperti: le direttive dovrebbero entrare in vigore nel 2022, a seguito delle olimpiadi invernali che si terranno a Pechino.

Direttive del CIO più inclusive: i commenti degli atleti

Le nuove linee guida sono state accolte con grande entusiasmo dagli atleti, specialmente per quanto concerne la questione relativa ai test per la valutazione dei livelli di testosterone.

Il cambiamento è davvero radicale: nel 2019, alla mezzofondista sudafricana Caster Semenya, era stato imposto di sottoporsi a delle cure per ridurre il livello di testosterone, per poter gareggiare. L’atleta è cisgender.

Prima del 2015, le direttive erano ancora più ferree e stringenti: gli atleti potevano gareggiare nella categoria di genere in cui si identificavano, solo dopo aver subito un’operazione chirurgica che modificasse il sesso biologico.

Quinn, atleta transgender che gioca con la nazionale femminile canadese di pallone, ha dichiarato a Il Post: «Le nuove linee guida del CIO sono pionieristiche perché riflettono qualcosa che sappiamo da tempo: che gli atleti e le atlete come me partecipano alle competizioni sportive senza alcun vantaggio competitivo, e che la nostra umanità merita di essere rispettata».

 

 

Chiara Casagrande

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