Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo , i due carabinieri condannati a 12 anni dalla Cassazione per l’omicidio di Stefano Cucchi, si sono infine recati nella Caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), sede del Carcere militare giudiziario, dopo aver appreso il verdetto dei giudici della Quinta sezione penale della Suprema Corte, dopo una camera di consiglio durata circa cinque ore.

Prima di essere traferiti in carcere i due carabinieri si sono consegnati ai loro colleghi che poi hanno provveduto al trasferimento nella struttura penitenziaria casertana.

“Sono amareggiato perché non sono l’assassino di Stefano Cucchi, ma rispetto la decisione dei giudici perché sono un carabiniere nell’animo”, questo è quanto ha affermato da Raffaele D’Alessandro, condannato ieri in via definitiva a 12 anni per omicidio preterintenzionale, al suo difensore Maria Lampitella, prima di costituirsi.

Indagini concluse ed ancora in corso

Le indagini e i tre diversi processi hanno accertato le loro responsabilità: i due hanno picchiato Stefano Cucchi quando si trovava nella caserma Casilina.

Una verità che la famiglia Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo urlano da 13 anni e che adesso, dopo la sentenza scaturita dalle indagini riaperte nel 2015 dal sostituto procuratore Giovanni Musarò, è stata definitivamente cristallizzata: Stefano Cucchi è stato ucciso in carcere.

Il percorso giudiziario però è ancora lungo.

All’orizzonte, per decisione della Cassazione, c’è un nuovo processo di appello nei confronti dei carabinieri Roberto Mandolini e Francesco Tedesco, accusati di falso e precedentemente condannati a quattro anni e due anni e mezzo di carcere per aver mentito su ciò che è realmente accaduto la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 nella caserma Casilina.

Ancora aperto inoltre il capitolo sui depistaggi, quello per cui giovedì prossimo è attesa la sentenza nei confronti degli otto carabinieri accusati di aver ostacolato le indagini.

“Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causando la morte.” , queste le dichiarazione di Rita Calore, madre di Stefano Cucchi, che finalmente sembrerebbe aver avuto giustizia.