Spettacolo

Ezio Bosso, che malattia aveva? Come è morto? Vita e morte del grande artista

Il grande artista Ezio Bosso, venuto a mancare il 14 maggio del 2020, riceverà un tributo importante da parte della Rai: andrà in onda stasera su Rai 3, in prima serata, “Ezio Bosso: le cose che restano“, un documentario che ripercorre la vita e i successi del grande artista, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema con il sostegno di FCTP.

Il docufilm è stato anche presentato fuori concorso alla 78esima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ezio Bosso: le cose che restano

Il docufilm era già stato reso disponibile nelle sale italiane per tre giorni, lo scorso 4, 5 e 6 ottobre. In esso viene ripercorsa la vita artistica e personale del grande direttore d’orchestra e compositore, dalle prime esperienze a Torino (città cui è sempre rimasto profondamente legato) fino ai più importanti palcoscenici internazionali. Nel racconto sono presenti, oltre alle musiche del compositore, anche le testimonianze di tanti collaboratori e amici dell’artista tra cui Gabriele Salvatores, Enzo Decaro, Silvio Orlando.

Nel film è lo stesso Bosso che racconta la sua vita, attraverso una minuziosa opera di ricerca delle tante interviste che l’artista ha reso nel corso degli anni: è lui stesso a svelarsi agli spettatori, dando così al racconto quell’impronta diretta che tanto affascina.

La carriera di Ezio Bosso

Nato a Torino nel 1971, a quattro anni inizia a studiare la musica con il solfeggio e a cinque inizia a suonare. Come raccontato da lui stesso in un’intervista, fu “la musica a sceglierlo”. Nel corso della sua vita artistica, Bosso ha sempre avuto un approccio poliedrico alla musica, andando anche oltre gli schemi convenzionali. Tutti elementi che si evincono con chiarezza all’interno del docufilm. Oltre che direttore d’orchestra, Bosso ha anche firmato le colonne sonore per alcuni film diretti dal suo grande amico Gabriele Salvadores, ricevendo anche due nomination per il David di Donatello.

La malattia e la morte

Nel 2011 gli viene diagnosticata una rara malattia neurodegenerativa. Alcuni dissero che si trattava di SLA, ma fu smentito. Appare probabile che il Maestro fosse affetto da una neuropatia motoria multifocale, una malattia autoimmune che colpisce i nervi motori.
A causa della malattia, nel 2019 smise di suonare il pianoforte, per via degli atroci dolori che l’attività gli causava. Parallelamente, negli ultimi anni si era dedicato alla direzione d’orchestra e nella sua bacchetta riusciva a mettere da parte il dolore causatogli dalla malattia di cui soffriva.

Il 14 maggio del 2020, a soli 48 anni, il Maestro si spegnerà a causa delle complicanze della sua malattia, lasciando un vuoto incolmabile per tutti gli amanti della musica.

GNicolosi

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