“Onda anomala di scorie”: è allarme per i rifiuti legati all’emergenza Covid

La pandemia da Covid ci ha costretti a proteggerci attraverso l’uso massiccio di mascherine, tute, guanti, disinfettanti e confezioni monouso. Per tutelare la nostra salute, tuttavia, non siamo riusciti a tutelare quella della natura.

Molti tra questi nuovi rifiuti speciali sono stati rilasciati nell’ambiente. Secondo Matteo Guidotti dell’Istituto di scienze e tecnologie chimiche “Giulio Natta”, la loro produzione è aumentata del 500% rispetto al pre Covid. Dati da non sottovalutare in particolare se consideriamo che queste scorie non sempre sono riciclabili e c’è il rischio di contaminazioni.

Ad aggravare la situazione, molti Paesi hanno deciso di buttare tutto nel “sacco nero” per evitare il rischio di contagio. Ciò significa che non differenziano i prodotti per poi inviarli agli inceneritori, discariche o Paesi più poveri.

Un problema che si deve affrontare

Secondo dei calcoli eseguiti dall’OMS, tra marzo 2020 e novembre 2021, la Repubblica Democratica del Congo e il Bangladesh hanno ricevuto 87.000 tonnellate di dispositivi di protezione individuale. La maggior parte è stato gettata via nell’ambiente.

Il problema è più marcato nei Paesi poveri dove i sistemi di incenerimento non rispettano gli standard internazionali e dove ci sono pochi controlli. Le loro emissioni , se non controllate, peggiorano la situazione.

Il dilemma del riciclaggio dei rifiuti sanitari esisteva già prima del Covid. La pandemia e la cattiva gestione delle scorie ha messo in luce questo problema. In realtà, per poter riciclare questi tipi di rifiuti, bisognerebbe prima divederli nei loro componenti e poi sterilizzarli, ma la maggioranza degli ospedali non dispone di questa capacità.

Si stanno ancora cercando di trovare soluzioni per lo smaltimento globale dei dispositivi anti Covid. Alcuni ospedali hanno iniziato ad avere bidoni di diversi colori per lo smistamento. Alcuni ricercatori progettano su come poter riutilizzarli soprattutto le mascherine e molti altri progetti che aiutino la natura a riprendersi dai danni subiti.