Esteri

Terribili scoperte per due tra i laghi più grandi del mondo: ecco cosa sta succedendo ad Aral e Mead

Si tratta di un disastro ambientale senza precedenti quello del lago Aral, in Uzbekistan, passato dall’essere il quarto lago del mondo a un deserto tossico.

La colpa della sua quasi totale scomparsa è imputabile all’uomo: non solo ha sfruttato le acque del lago prosciugandolo, lo ha anche avvelenato.

Aral non è l’unico lago che si è ritirato nel corso degli anni, anche il lago Mead, negli Stati Uniti, ha lo stesso problema. Dal 2000 ad oggi il livello dell’acqua si è abbassato di ben 54 metri. Numeri non da poco se consideriamo che con questi dati, la portata idrica è calata di due terzi.

Un’altra notizia sconvolgente è che con l’abbassamento delle acque del lago americano sono emersi dal fondale cadaveri. I corpi trovati, probabilmente, appartengono a vittime di clan mafiosi uccise per un regolamento dei conti. Ricordiamo che la criminalità organizzata dominava Las Vegas durante gli anni Settanta, quindi potrebbero essere deceduti durante quel periodo.

Le cause della desertificazione del Lago Aral

Nel 1960, il lago Aral in Uzbekistan era il quarto più grande del mondo con 68 mila chilometri quadri, grande praticamente come l’Irlanda. Oggi ne rimane un decimo nella parte settentrionale, circa il 90% del lago è scomparso ma quali sono le cause?

Durante la Guerra Fredda, il regime sovietico decise di sfruttare l’immenso lago per una fittizia coltivazione di cotone. Lo fece attraverso la deviazione delle sue acque per l’irrigazione dei campi, tuttavia , pian piano si ritirarono sempre di più. L’idea iniziale era anche quella di trasformare il lago in un acquitrino dove coltivare riso, ma non fu possibile.

Il fondale dell’Aral si trasformò in un deposito di sostanze chimiche dovute alla coltivazione e alle sperimentazioni di armi batteriologiche (antrace, vaiolo e peste).

Ciò che rimane oggi è solo un gran disastro. Il lago non esiste praticamente più, rimangono gli scheletri di navi affondate e sabbia avvelenata. Questo danneggia fortemente le città vicine e la sua gente come ad esempio la città di Nukus. I venti alzano la sabbia tossica formando nuvoloni che si abbattono su di loro mettendone in pericolo la  salute.

Non si tratta solo di una guerra ambientale ma anche politica. Le poche persone che si battono per rivitalizzare le acque vengono ostacolate dalle altre repubbliche ex Urss poiché sono loro a controllare le sorgenti.

 

 

 

Fabiana Tatti

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