La famosa catena statunitense Domino’s Pizza dichiara il fallimento e lascia l’Italia dopo sette anni negativi.

La lotta del partner in franchising italiano ePizza Spa, che gestiva ben 29 filiali nel Paese, nel soddisfare “i clienti esigenti nella patria della pizza” si è conclusa miseramente.

La decisione è arrivata a causa del fallimento dichiarato all’inizio di quest’anno.

La pizza con l’ananas non piace agli italiani

Secondo un articolo del Financial Times “La catena americana Domino’s Pizza chiude i battenti dei suoi negozi italiani dopo sette anni e se ne va con la coda fra le gambe”.

Tra le motivazioni principali si legge nelle dichiarazioni: “La pandemia di Covid-19 e le successive restrizioni prolungate hanno gravemente danneggiato ePizza”.

L’obiettivo iniziale della catena era quello di conquistare il mercato italiano con l’opzione “pizza a domicilio“. Si trattava ancora di un mercato aperto e non sempre praticato dalle pizzerie di quartiere. Per questo motivo in pochi anni sono riusciti a far aprire ben 29 pizzerie in tutta Italia, compresa Torino e Milano.

Nel menù oltre ad esserci le pizze Italian Traditional, quindi le classiche condite all’italiana, si possono anche trovare opzioni all’americana. È il caso delle Domino’s Legend, ovvero pizze di reinterpretazione americana come la Pepperoni Passion e la Hawaiana. Quest’ultima, è un vero e proprio colpo al cuore per gli italiani, dato che per la maggior parte la pizza con l’ananas è un “insulto” alla tradizione.

Un altra particolarità era quella di poter scegliere il cornicione ripieno di formaggio, caratteristica che tutto sommato si trova anche nelle pizzerie italiane.

Insomma, se Domino può riscontrare un grande successo all’estero, non si può dire lo stesso dell’Italia dove sappiamo tutti com’è la vera pizza.

I clienti italiani più che “esigenti” si possono definire amanti della pizza tradizionale a differenza di altri incuriositi da sapori diversi oppure che non hanno mai provato la nostra pizza.

Tuttavia, ora la maggior preoccupazione andrebbe a tutte le persone che lavoravano in quelle pizzerie, le quali ora si ritroveranno a casa.