Italia, accuse gravissime: addestra gruppi paramilitari responsabili di massacri in Sudan per fermare terrorismo e flussi migratori?

Il sito Africa ExPress denuncia l’Italia in Sudan per addestrare gruppi paramilitari responsabili di massacri e stupri con l’obiettivo di combattere i terroristi e controllare l’immigrazione.

Si tratta del Rapid Support Force, gruppo paramilitare sudanese formato da molti ex janjaweed, terroristi arabi anche conosciuti come i “diavoli a cavallo”.

Quest’ultimi sono famosi per i famigerati attacchi nei villaggi africani in Darfur, dove ammazzavano gli uomini, stupravano le donne e rapivano i bambini.

Di recente, i comandanti di questo gruppo, hanno ricevuto delegazioni di 007 italiani e sono arrivate in segreto a Khartum nei giorni scorsi.

Gli uomini che ne fanno parte, sono incaricati a reprimere col sangue le manifestazioni popolari in Sudan che chiedono libertà e democrazia.

La missione segreta con l’RSF

Da quanto risulta, la missione italiana era così segreta che nemmeno i governi dei due Paesi ne erano a conoscenza, nonostante la delegazione pare essere stata ricevuta dal vicepresidente del governo di transizione.

La persona in questione è il tenente generale Mohamed Hamdan Daglo anche conosciuto come Hemetti. Oltre ad essere vicepresidente del Consiglio supremo, era anche ex capo supremo dei janjaweed e ora comandante del Rapid Support Force.

Lui stesso si è dichiarato responsabile di efferati massacri e stupri all’inizio degli anni Duemila nel Darfur meridionale. Nel 2013 ha preso il comando del RSF, e anche qui secondo il Human Rights Watch, sono responsabili di crimini contro l’umanità. Tra i loro massacri, sono senza alcun dubbio responsabili anche dell’uccisione di oltre 100 dimostranti per la democrazia a Khartoum, il 3 giugno 2019.

Hemetti ha anche il controllo delle operazioni di estrazione dell’oro in Sudan dal 2017 e nel 2019 è diventato una delle persone più ricche e potenti del Paese.

All’alba di mercoledì 3 agosto, la delegazione italiana è arrivata da Roma a Khartoum a bordo di un aereo privato. Allo scalo, è passata dal gate 17, dove non fanno in controlli le autorità aeroportuali.

In tutto le persone sbarcate sono 12, tutte di nazionalità italiana, e sono state ricevute dal colonnello Abdel Rahim Taj El Din, uno dei capi del cerimoniale del RSF.

Secondo Africa ExPress, i passeggeri sembrerebbe che trasportassero bagagli importanti: grandi borse e 8 zaini in tessuto speciale ma di cui non si sa nulla del contenuto.

Il viaggio di Hemetti in Italia

Hemetti aveva visitato l’Italia il 9 febbraio scorso su un aereo privato degli Emirati Arabi Uniti. Gestisce parte degli investimenti della famiglia Daglo in Etiopia e voleva conoscere l’industria casearia nel nostro Paese e acquistare attrezzature per un impianto.

A Roma ha sponsorizzato la partecipazione degli Emirati Arabi Uniti al processo della pace in Libia, dato che Abu Dhabi è fedele alleato NATO nella regione.

Dopo il suo arrivo nel Belpaese, ha presentato anche una richiesta per ottenere armi e istruttori per corsi d’addestramento. L’Italia e i partner coinvolti hanno accettato la richiesta, tra cui quella di inviargli droni che a detta sua servono per il controllo delle frontiere e per fermare l’immigrazione in Europa.

Lo stesso aereo italiano usato dalle delegazione, invece, secondo il sito www.itamilradar.com, era partito da Roma anche il 7 luglio per poi atterrare a Tripoli e mezz’ora dopo l’atterraggio si è di nuovo diretto verso Roma.

L’aereo in questione è a disposizione dei servizi di sicurezza italiani per il trasporto di VIP.

Il 20 luglio, lo stesso aereo è atterrato in Iraq, a Baghdad per poi andare a Sulaymaniyah e successivamente fare ritorno a Roma. Caso vuole, sempre secondo il sito, che si tratti dello stesso aereo che ha trasportato Matteo Renzi in Arabia Saudita.

Secondo il quotidiano Domani, Renzi riceverebbe la modesta somma di 80.000 dollari l’anno per far parte dell’advisory board della Future Initiative. Quest’ultimo è un fondo di investimento saudita gestito dalla Public Investment Fund Administration e controllato dal principe ereditario Mohammed bin Salman.