Esteri

È morto Leon Brown – Qual è la challenge che ha portato alla morte questo secondo ragazzino dopo Archie Battersbee

La morte di Leon Brown

La madre di Leon Brown, un ragazzino scozzese di 14 anni, ha rivelato che suo figlio è morto il mese scorso, ad agosto, a causa della blackout challenge, la stessa challenge di Tik Tok che ha portato prima al coma e poi alla morte il dodicenne britannico Archie Battersbee.

La morte di Leon è avvenuta il 25 agosto a Cumbernauld, in Scozia. La madre, Lauryn Keating, ha deciso di rendere pubbliche le cause della morte del figlio affinché altri genitori siano consapevoli di queste sfide che circolano in rete e per tentare che altri adolescenti non vi cadano.

La donna ha raccontato che quel giorno è entrata nella stanza del ragazzo e lo ha trovato privo di sensi. In seguito, parlando con alcuni amici del figlio, ha scoperto che avevano partecipato alla challenge rivelatasi fatale per il suo Leon.

Qual è la challenge che ha portato alla morte sia Leon Brown che Archie Battersbee?

La blackout challenge consiste in una sfida social nel quale i bambini si registrano e poi pubblicano un video nel quale trattengono il respiro fino a perdere i sensi. Per questo è conosciuta anche come “gioco dello svenimento”.

I rischi associati a questa sfida includono svenimenti, convulsioni e danni cerebrali potenzialmente fatali. La mancanza di ossigeno al cervello causata da questa asfissia è, infatti, simile a quella che si verifica quando qualcuno annega, soffoca o ha un arresto cardiaco.

La sfida del blackout sta lasciando dietro di sé una lunga striscia di morti. Il caso più noto è stato quello di Archie Battersbee, il quale dopo aver aderito alla challenge è rimasto in coma fino a che i medici non hanno potuto far altro che staccare la spina dei macchinari che lo tenevano in vita, dopo una battaglia legale con i genitori.

Come prevenire questa tendenza

È di assoluta importanza l’impegno che gli stessi social network, dove queste challenge diventano virali, devono mettere nella lotta a questo tipo di situazioni. I controlli sui social network già esistono, per interrompere queste tendenze, che non portano nulla di buono, basterebbe impedire che questi video circolassero,

Davide Gallo

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