Dall’inizio della guerra tra Russia ed Ucraina, ovvero dal febbraio 2022, in Europa tutto sta diventando esageratamente caro, dai generi alimentari alla benzina, fino a gas ed elettricità. Ma nonostante il freddo che dovranno patire milioni di europei, visto il caro bollette, si prevede un “autunno bollente”. Ecco perché.

Proteste in piazza in Germania contro il caro prezzi energetico ed alimentare

Nello spazio Schengen l’inflazione sfiora il 10%. In Germania, nonostante l’inflazione sia sotto la media attestandosi intorno all’8%, sono già iniziate le proteste contro l’aumento dei prezzi di gas, energia e generi alimentari.

La prima protesta ha avuto luogo lunedì 5 settembre a Lipsia, città dalla forte risonanza simbolica in quanto è qui che sono avvenute le manifestazioni del lunedì per rovesciare la Repubblica Democratica Tedesca (DDR).

Proprio a Lipsia, il 4 settembre 1989, iniziarono delle proteste contro la DDR. In quella data erano qualche centinaio i manifestanti. Ma il 9 ottobre erano in 70.000, il 16 ottobre 120.000 ed il 23 ottobre in 320.000 a gridare “Wir sind das Volk!”, ovvero “Noi siamo il popolo”, per ricordare ai leader della Repubblica Democratica Tedesca che una repubblica democratica è governata dal popolo e non da un partito che pretende di rappresentarlo. Questo fu uno degli eventi che portarono alla caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989.

Tornando ad oggi, il governo tedesco ha annunciato un pacchetto di aiuti per i cittadini di 65 miliardi di euro, il quale comprende sussidi per i trasporti, agevolazioni fiscali per le imprese che operano nel campo dall’energia e aiuti diretti alle famiglie vulnerabili, agli studenti e ai pensionati. Ma i manifestanti non ritengono che ciò sia sufficiente ed inoltre non affronta direttamente il problema del caro prezzi energetico ed alimentare. Sia gli schieramenti politici di destra che quelli di sinistra si sono riuniti nel centro della città di Lipsia ed hanno annunciato un “autunno caldo” con manifestazioni contro il caro prezzi ogni lunedì.

La protesta si sposterà anche nel resto d’Europa?

Anche in Repubblica Ceca sono già iniziate le proteste. Sabato 3 settembre, in piazza Venceslao a Praga hanno manifestato ben 70.000 persone chiedendo le dimissioni del primo ministro Petr Fiala, proprio mentre quest’ultimo è presidente pro tempore dell’Unione Europea.

Le proteste di Praga contro la crisi energetica e il sostegno militare all’Ucraina, sono state il primo segnale di un generale senso di malcontento diffuso in Europa e di una sfida ai governi da parte del popolo.

Come sopra riportato, lunedì, è stato poi il turno della Germania, dove come in Repubblica Ceca, manifestanti di destra e di sinistra si sono uniti in nome della diritto dei cittadini avere la possibilità economica di comprare generi alimentari, gas ed elettricità.

La guerra ed il conseguente caro prezzi stanno cominciando ad avere un forte impatto sulla percezione sociale degli europei e Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra francese, ha invitato i cittadini a mobilitarsi contro il governo Macron. Ma non è solo la sinistra che si sta mobilitando per scendere in piazza. Insomma, anche le strade di Parigi sono pronte ad accogliere il malcontento dei suoi cittadini.

Il 17 settembre la Federazione sindacale austriaca, che conta circa 1,2 milioni di iscritti, ha indotto una manifestazione dal nome “Prices Down” per le strade di Vienna.

Ancora non è possibile sapere se le proteste si espanderanno a macchia d’olio in tutta Europa, ma le mobilitazioni sociali di Praga e Lipsia e l’unione del popolo contro i governi potrebbero aver allertato i politici europei, i quali potrebbero aver intuito che: o si troveranno soluzioni all’aumento dei prezzi dei generi alimentari, di gas, benzina ed elettricità oppure le piazze si riempiranno sempre più di cittadini pronti a fare sentire la propria voce e far saltare le loro poltrone.

Un “autunno bollente” è alle porte.