Sport

Arbitra penalizzata per il proprio girovita | La lotta di Martina Scavelli contro la FIPAV

La storia di Martina Scavelli, arbitro 34enne di Catanzaro, ha lasciato tutti senza parole. Un’ennesima testimonianza di fenomeni di bullismo presenti nel mondo dello sport. 

Dopo le testimonianze degli abusi subiti da alcune medaglie note dello sport italiano – vedasi Carlotta Ferlito, Vanessa Ferrari, Nina Corradini, Anna Basta – si aggiunge anche quella di Martina, questa volta da un’altra parte del campo.

Il giovane arbitro infatti racconta episodi agghiaccianti in merito al trattamento riservato alle aspiranti reclute della stessa professione. “Non sopporto più di essere pesata come si fa con le vacche” racconta la ragazza. “È paradossale che un giocatore possa essere obeso e che gli allenatori o i dirigenti non debbano rispettare tali parametri”.

In un mondo così ingiusto, Martina ha deciso di rassegnare le dimissioni

Lo avrebbe annunciato con un post su Facebook dopo aver ottenuto una penalizzazione a causa di un girovita di qualche centimetro più del dovuto.

Fin da giovanissima la passione per l’arbitraggio della pallavolo l’ha sempre accompagnata. Oggi però Martina non riesce più ad accettare di vivere in un mondo che seppur le abbia regalato tante soddisfazioni l’ha sempre guardata dall’alto al basso. A malincuore quindi annuncia il suo ritiro, anche perché un regolamento (forse) troppo severo della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) ha previsto delle norme rigide in merito alle misure da avere per poter esercitare tale professione.

“Lo sport dovrebbe unire, anziché emarginare. E io non voglio più essere messa all’angolo per qualche centimetro o qualche chilo in più! Ho superato i valori previsti di BMI e circonferenza addominale (nulla di eccessivo). Ho ricevuto una penalizzazione di 3 punti nell’ambito del punteggio Dirigenti di Settore e l’esonero dall’impiego fino al raggiungimento dei valori previsti” dichiara la giovane arbitra nel suo post. E continua: “La penalizzazione mi porterà a fine stagione a passare dalla serie B al campionato regionale, facendo un enorme passo indietro. Parametri fuori norma, certo, ma di poco. Un poco che non scalfisce la qualità del mio servizio. Come se tre dita in più sul mio girovita potessero mettere a rischio una partita di pallavolo che, tra l’altro, non prevede che l’arbitro corra per il campo come succede nel calcio”.

“A oggi, però, non sono disposta ad accettare che una carriera fondata sui sacrifici e sul massimo rispetto possa essere ‘calpestata’ da imposizioni del genere che non prevedono soglie di tolleranza. Ho deciso di dire basta per me e per tutti i grassi. Basta a delle regole che non sempre vengono fatte valere erga omnes. Basta alle vedute ristrette. Basta a un sistema che non si interroga se qui chili in più nascano da problemi di salute o periodi particolari della propria vita. Basta a chi si basa sui numeri e sotterra le emozioni. La salute mentale, l’integrità di un individuo, la passione e il sacrificio di un essere umano valgono molto di più di qualche centimetro di troppo”.

Cos’ la ragazza annuncia quindi di aver iniziato una battaglia “per superare la discriminazione imposta da certe norme.” E conclude facendo un appello: “Aiutatemi a fare la sentire la mia voce perché non è solo la mia voce. Sono grassa sì! Ma anche di contenuti, voglia di lottare e speranza”.

Giulia Deledda

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