L’incredibile scoperta degli scienziati porta l’essere umano un passo avanti verso l’obiettivo di diventare una specie multi-planetaria. Questa volta al centro delle ricerche è l’agricoltura.
Grazie a un team di ricerca infatti alcune analisi hanno dimostrato che si può coltivare del cibo sulla Luna, utilizzando il suolo stesso del satellite terrestre. Questo infatti – chiamato regolite – presenta la maggior parte dei minerali essenziali per permettere la crescita di specie erbacee.
Tutte tranne i composti azotati, fondamentali, e una texture del adatta alla germinazione e crescita delle radici, non possibile sul suolo lunare che si compatta in presenza di acqua.
Per questo motivo l’ESA – l’Agenzia Spaziale Europea – ha escogitato un metodo per fare in modo che le piante possano crescere senza dover necessariamente utilizzare il suolo del satellite: si chiama agricoltura idroponica (dal progetto dello skyfarming).
Lo skyfarming è una tecnica di coltivazione agricola al coperto che prevede la costruzione di fattorie verticali all’interno di appositi grattacieli definiti farmscrapers.
Con una massimizzazione della produttività, una riduzione del 90% del consumo di acqua e di emissioni CO2 e un dimezzamento delle tempistiche di crescita, tale tecnica si propone davvero quale agricoltura del futuro.
Ed è a questa brillante idea che si è rifatta l’agenzia norvegese Solsys Mining nel progetto Esa Discovery, il quale si è posto l’ambizioso obiettivo di coltivare le piante direttamente con acqua ricca di sostanze nutritive senza però dover utilizzare la terra.
Per riuscire in tale compito però deve essere portato a compimento uno studio preliminare per poter estrarre dalla regolite i nutrienti minerali necessari alla coltivazione. Quindi è nato l’Enabling Lunar In-Situ Agriculture by Producing Fertilizer from Beneficiated Regolith, un impianto nato dalle idee dell’Istituto geotecnico norvegese (NGI) e del Centro per la ricerca interdisciplinare nello spazio (CIRiS).
L’illustrazione fornita mostra il funzionamento del processo: un’area sarà dedicata alla selezione meccanica della regolite, la quale – dopo esser stata fatta passare in un modulo centrale per le lavorazioni avanzare – verrà separata dai nutrienti in modo da poterli disciogliere in acqua per pomparli direttamente nel giardino idroponico.
“Questo lavoro è essenziale per la futura esplorazione lunare a lungo termine” ha dichiarato Malgorzata Holynska, l’ingegnere ESA responsabile dei materiali e dei processi di tale progetto. “Raggiungere una presenza sostenibile sulla Luna comporterà l’utilizzo di risorse locali e l’accesso ai nutrienti presenti nella regolite lunare con il potenziale necessario per aiutare la coltivazione delle piante. Questo studio rappresenta un primo passo che apre la via a ricerche più dettagliate in futuro”.
Vittorio Agnoletto torna a parlare del G8 di Genova, partendo dalla memoria per analizzare cosa…
Secondo delle recenti ricerche, la cattiva qualità del sonno porterebbe ad essere più inclini a…
Ci sono oggetti che nascono per essere semplici accessori e altri che invece puntano a…
Scopriamo insieme quali sono stati i referendum più rilevanti in cui gli italiani sono stati…
19 marzo, festa del papà: ma è davvero un evento felice per tutti i padri?…
Fedez ha deciso di schierarsi con la destra dopo essere stato per anni simpatizzante della…