Come funziona Mia, la nuova versione del reddito di cittadinanza? Ecco a chi spetta

Il Reddito di Cittadinanza, ovvero la misura politica attiva di contrasto alla povertà, si trasforma in MIA – Misura di Inclusione Attiva. Il governo infatti si trova in questi giorni impegnato nel restyling del discusso sussidio che dal 2019 – con il Governo Conte – è stato promosso in quanto ammortizzatore sociale.

Numerose le novità apportate da questo cambiamento, il quale dovrebbe entrare in vigore già da quest’anno. La situazione più discontinua sarà percepita dagli occupabili: non più sussidi pari a quelli degli altri aventi diritto, ma un importo notevolmente minore per una durata anch’essa inferiore rispetto ai tempi attualmente sanciti.

Ma vediamone insieme tutte le caratteristiche.

Mia: cosa cambia?

Innanzitutto è bene sottolineare che la proposta che potrebbe apportare dei cambiamenti già da quest’anno deve però ancora essere sottoposta e quindi approvata dalle Camere.

“Per i cosiddetti non occupabili cambia poco, il reddito si conferma essere fondamentale come contrasto alla povertà, c’era da fare un lavoro sulle politiche attive, su tutto ciò che c’è attorno alla misura e questo mi sembra che vada nella giusta direzione” – ha così dichiarato su Radio 24 il presidente Inps Pasquale Tridico.

A spiegarci i nuovi risvolti la ministra del Lavoro Elvira Calderone, che sul Corriere della Sera ha annunciato che il testo si trova attualmente al vaglio del ministero dell’Economia.

“I potenziali beneficiari, in linea con quanto deciso con la manovra, verranno divisi in due platee: famiglie povere senza persone occupabili e famiglie con occupabili. In entrambi i casi la riforma prevede una stretta negli importi e nella durata del sussidio. Queste famiglie continueranno a ricevere un sussidio, la Mia appunto, il cui importo base (per un single) dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Reddito. C’è invece ancora discussione sulla quota aggiuntiva nel caso in cui il beneficiario debba pagare l’affitto. Il Reddito prevede fino a 280 euro al mese. Con la Mia questa quota potrebbe essere alleggerita e modulata sulla numerosità del nucleo familiare. Ma la stretta maggiore colpirà gli occupabili. Qui l’ipotesi che ha più chance è quella che vede l’assegno base ridotto a 375 euro. Inoltre, mentre per i poveri tout court la Mia durerà, in prima battuta, fino a 18 mesi (come ora il Reddito), per gli occupabili non più di un anno.

Per quanto riguarda la durata del sussidio invece, anche questa si trova sotto rinnovamento: “Per le famiglie senza occupabili, dalla seconda domanda in poi, la durata massima della Mia si ridurrà a 12 mesi [mentre] per i nuclei con persone occupabili, invece, la Mia scadrà al massimo dopo un anno la prima volta e dopo sei mesi la seconda e una eventuale terza domanda di sussidio si potrà presentare solo dopo una pausa di un anno e mezzo”.

In merito ai requisiti ISEE, “Il tetto per aver diritto alla nuova Misura di inclusione attiva dovrebbe infatti scendere dagli attuali 9.360 euro a 7.200 euro. Un taglio di oltre 2 mila euro dell’indicatore della ricchezza familiare che rischia di far fuori una fetta significativa della platea di potenziali beneficiari, probabilmente un terzo”.

Per “migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro sarà creata una piattaforma nazionale sotto la regia del ministero del Lavoro dove gli occupabili dovranno obbligatoriamente iscriversi e dove potranno ricevere le offerte congrue di lavoro. Basterà rifiutarne una per decadere dalla prestazione”.