Secondo la recente classifica stilata dall’International Women’s Day Study in merito al numero di donne miliardarie nel mondo, l’Italia si classifica in quarta posizione grazie 16 donne imprenditrici.
I dati risalenti a fine febbraio infatti confermano che nel Bel Paese il patrimonio rosa arriva a sfiorare una fortuna superiore al miliardo di dollari, posizionandosi dopo paesi quali Germania (che conta 32 donne miliardarie), Cina (dove il conteggio sale a 46) e USA (prima in classifica con 92 donne).
Massimiliana Landini Aleotti si conferma prima nella classifica italiana con un ammontare di 6,24 miliardi di euro grazie alle industrie farmaceutiche Menarini.
Eppure il patrimonio più consistente d’Italia deriva dall’eredità lasciatagli dal marito Alberto Aleotti. Si può quindi davvero parlare di rottura del soffitto di cristallo?
A voi il compito di tirare le somme.
Al secondo posto in classifica, dopo l’irraggiungibile prima posizione dell’Aleotti, troviamo Miuccia Prada. Con un patrimonio di 5,24 miliardi infatti la donna si trova nella 70esima posizione della classifica globale (secondo la rivista Forbes) a fronte della 56esima posizione della precedente imprenditrice.
A seguire Alessandra Garavoglia (posto 108 con 3,4 miliardi di patrimonio) grazie all’azienda Campari e 113esimo posto per Giuliana Benetton che grazie all’omonima compagnia veneta raggiunge un totale che ammonta a circa 3,19 miliardi di euro.
Dati incoraggianti quelli che si propongono in tale classifica eppure bisogna sottolineare che in termini di parità di genere in campo imprenditoriale l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi. Secondo alcuni dati ufficiali risalenti a Unioncamere infatti (periodo fine 2022) le aziende femminili erano più di 1 milione e 342 mila, costituente il 22,18% del totale, mentre negli altri paesi della comunità europea la percentuale media si aggira intorno al 32%.
Per imprenditoria femminile infatti non si intende solamente il conteggio del numero di donne che in un certo paese presentano un patrimonio da far girar la testa, ma consiste nel quantitativo di aziende con caratteristiche ben definite:
A tal proposito è stato stanziato un fondo di 200 milioni di euro da parte del Ministero dello Sviluppo in favore delle Imprese Femminili per supportare l’imprenditorialità sia per le donne alle prime armi sia per aziende già avviate che necessitano un rinnovamento.
Ma allora come si spiegano i grandi nomi rosa dell’imprenditoria italiana?
Facile. Spesso il capitale acquisito è stato ricevuto grazie all’eredità di padri/mariti che sono riusciti a fare la storia con una determinata azienda ed hanno passato le redini in famiglia.
Calzante l’esempio di Massimiliana Landini, ereditiera del marito Alberto Aleotti. E ancora Muccia Prada, imprenditrici dell’omonima azienda dal 1978 grazie al patrimonio lasciatole dal nonno Mario Prada, fondatore dello storico marco italiano del 1913. E ancora, Alessandra Garavoglia, ereditiera dell’azienda Campari lasciatole dai suoi genitori.
Insomma, si può davvero ritenere superato il soffitto di vetro che da decenni limita le donne nel campo lavorativo, imprenditoriale o no che sia?
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