Pensioni

Vi siete mai chiesti se i vostri coetanei di altri paesi d’Europa siano già in pensione?

Vediamo insieme, Paese per Paese, a che età si va in pensione nei vari contesti europei.

Grazie al rapporto OECD Pensions at a Glance stilato grazie ai dati ottenuti nell’anno 2022, si sono riuscite a mettere a confronto le diverse situazioni pensionistiche presenti in tutti i paesi Europei.

Quando riusciremo a raggiungere la pensione? Dipende dal Paese

Una premessa è però necessaria: quando si parla di età pensionistica bisogna distinguere due variabili. La prima riguarda l’età in base ai contributi che per legge è necessario versare nelle casse dello stato prima di poter godere del riposo pensionistico, mentre la seconda si riferisce all’età minima definita anch’essa per legge prima della quale non è possibile ritirarsi.

In base alla media di questi due valori si sono dunque rilevati i risultati che possono essere consultati nel grafico sottostante.

Pensioni europa

I Paesi nei quali si va in pensione più tardi sono Italia, Grecia, Islanda, Norvegia e Danimarca, i quali cittadini devono attendere il raggiungimento dei 67 anni prima di poter vedere la propria dipartita professionale. Seguono Portogallo, Regno Unito, Irlanda e Paesi Bassi con un punteggio di 66 anni.

I dati più incoraggianti invece sono presenti nei paesi dell’Europa dell’Est, tra i quali la Bielorussia (60 anni), la Repubblica Ceca (60,5 anni), l’Ucraina e la Moldavia (61 anni). 

L’età media europea si assesta intorno ai 64/65 anni secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, ma si teme che i cambiamenti che nel corso del tempo sono stati attuati vadano ad aumentare sempre più la soglia di raggiungimento pensionistico, provocando gravi diseguaglianze nei contesti europei.

La Commissione europea ha infatti richiesto a tutti i paesi membri di innalzare i livelli, portando la vita lavorativa ad un’estensione che potrebbe raggiungere i 70 anni (in Italia addirittura 71). Queste misure sono infatti la naturale conseguenza dell’invecchiamento delle società occidentali, che mette a dura prova i sistemi previdenziali. Come dichiarato dallo stesso esecutivo comunitario infatti “in assenza di ulteriori riforme, è probabile che il maggior numero di pensionati associato al minor numero di persone in età lavorativa comporti tassi di contribuzione più elevati e tassi di sostituzione delle pensioni più bassi per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, [e questi sviluppi] possono generare un duplice onere per le giovani generazioni e dunque sollevare questioni di equità intergenerazionale”. Secondo Bruxelles quindi “l’allungamento della vita lavorativa rappresenta una risposta fondamentale”.