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Lavoro nero in Italia, qual è la città messa peggio? La classifica

Vi siete mai chiesti quante persone lavorino irregolarmente in Italia?

Una delle problematiche maggiormente sentite dal Bel Paese è proprio quella relativa al cosiddetto ‘lavoro in nero’, ovvero l’impiego subordinato di lavoratori senza comunicazione al Centro per l’impiego. Dunque le conseguenze sono: assenza di copertura assicurativa, assenza di tutela in caso di licenziamento e conseguente rapporto di lavoro irregolare.

Da sempre il nostro Paese è stato afflitto da tale tipologia di problematica, ma purtroppo negli ultimi anni – dare le crisi che hanno impattato l’intero globo – la situazione sembra tutt’altro che migliorata. Seppur sia riscontrabile un peggioramento complessivo però, non si può parlare di omogeneità in quanto ogni regione ha avuto il proprio impatto in relazione al lavoro nero.

Ecco dunque un quadro delle regioni nelle quali la pratica del lavoro irregolare è stata più sentita e quelle nelle quali invece essa non è ancora neppure presente.

Quanti lavoratori in nero ci sono in Italia?

Nel corso del tempo sono state tantissime le statistiche pubblicate in relazione a questa tematica. A tal proposito inizialmente era parso ci fosse una tendenza a distinguere nettamente le città del Nord Italia con quelle del Mezzogiorno, quest’ultime decisamente più impattate dal lavoro irregolare a causa della maggior presenza di settori lavorativi quali agricolo, manifatturiero, dei servizi e molti altri.

Innanzitutto però, grazie ai dati ottenuti negli anni, può essere stilata una lista di lavori nei quali il controllo della regolarità è più complesso.

Il settore con la più grande percentuale di lavoratori irregolari è senza alcun dubbio quello domestico, nel quale risulta più semplice elidere la documentazione necessaria essendo spesso il rapporto subordinato una proporzione 1:1. A seguire figura il settore agricolo e manifatturiero – che vede l’assunzione di grandi collettivi soprattutto nei territori Meridionali del nostro paese – e infine il settore dei servizi – quali ristorazione e turismo – eccellenze indiscusse del Made in Italy.

Nel complesso in Italia si contano attualmente più di 3,2 milioni di persone circa che sono impiegate in un lavoro totalmente o parzialmente irregolare. Questo numero rappresenta il 12% del totale dei lavoratori in Italia, ed è questa la ragione per la quale il lavoro in nero costituisce una delle problematiche più sentite nel nostro Paese.

Secondo Confartigianato, Roma è la città italiana con il maggior numero di contratti non dichiarati (circa 84 mila sul totale). Seguono Napoli (60mila), Milano (47mila), Torino (30mila) e Salerno (26mila).

In ottica regionale le stime non mutano considerevolmente. La Lombardia raggiunge il primo posto nel triste podio con 130mila unità, seguita dalla Campania con 121mila. Nonostante ciò però il Mezzogiorno ha il record negativo con un tasso pari al 17,5% a fronte del 10,7% del Nord.

Per contrastare il problema dell’abusivismo lavorativo, il presidente di Confartigianato Marco Granelli ha lanciato nell’anno 2022 una campagna dal titolo Occhio ai Furbi! Mettetevi solo in buone mani con la quale si è preposto l’obiettivo di reprimere quanto più possibile il rischio di caduta nelle mani di datori di lavoro improvvisati. L’obiettivo è di aumentare i controlli in modo che la percentuale possa essere diminuita di circa il 2% entro il 2024. 

 

Giulia Deledda

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