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L’inchiesta contro la P38 va in Cassazione: preoccupazioni giustificate o accanimento?

Ennesimo ricorso della procura di Torino per predisporre gli arresti domiciliari nei confronti del gruppo musicale P38. Questi sono al centro di un’inchiesta per istigazione a delinquere, che ha fatto molto discutere negli ultimi tempi. I pubblici ministeri di Torino che conducono l’inchiesta avevano già ricevuto un esito negativo dal Giudice per le Indagini Preliminari. Anche la richiesta di custodia cautelare era stata rigettata, questa volta dal Tribunale di Riesame. Per i PM di Torino si giunge quindi all’ultima possibilità per ribaltare il verdetto a riguardo: il ricorso in Cassazione.

L’inchiesta sulla P38

L’inchiesta su questo collettivo musicale nasce a novembre 2022 con la perquisizione delle case dei 4 membri. La procura di Torino aveva deciso di procedere contro di loro. Era precedentemente girata qualche foto online di un concerto in un circolo Arci di Reggio Emilia. Queste mostravano alcuni membri indossare la bandiera delle Brigate Rosse come costume. Molti media avevano rilanciato la notizia e alcuni politici commentato l’accaduto preoccupati. La motivazione principale con cui i PM hanno motivato le misure che avrebbero voluto disporre era la componente istigatoria presente nella musica del collettivo. Si sottolinea, nelle parole dell’accusa, l’attuale situazione di crisi economica, sociale e culturale e come questa possa portare le nuove generazioni a sentire un senso di delusione e scarsa fiducia nei confronti dello stato. Per questo i messaggi violenti e istigatori del gruppo potrebbero attecchire con particolare facilità tra le nuove generazioni, stando alle motivazioni espresse dall’accusa. Si sottolinea anche come i testi e i messaggi proposti dalla P38 facciano qualcosa di più rispetto ai normali testi tipici del sottogenere della Trap Music, andando a spronare gli ascoltatori a emulare quanto glorificato nei testi del collettivo. Viene anche supposto che sia difficile distinguere il confine tra quanto cantato e glorificato nei pezzi e quanto effettivamente messo in pratica, dai componenti del gruppo e da coloro che ne sono influenzati.

La difesa della P38

Il giovane gruppo di musicisti si è visto qualche mese fa costretto a sospendere la propria attività musicale, per non compromettere i primi esiti giudiziari, che sembravano favorirli. Quella che avrebbe potuto diventare una parabola musicale di nicchia e un vero e proprio lavoro per i giovani liguri sembra essere rapidamente chiusa. A detta della band e della difesa è un inutile accanimento non giustificato da prove vere e proprie. La questione si è ampiamente sparsa, anche oltreconfine, tanto che addirittura “The Guardian” ne ha parlato. Potrebbe essere inquadrato come un fenomeno di stigmatizzazione di fenomeni musicali giovanili difficili da comprendere per le generazioni più anziane. Va anche compreso il perché della preoccupazione da parte degli organi competenti. Nel nostro paese è ancora vivo il ricordo degli Anni di Piombo, delle stragi e dei Sequestri. Questa potrebbe essere una chiave di lettura attraverso cui comprendere questo presunto accanimento. Il Collettivo non ha sicuramente avuto buon gusto nella scelta stilistica e dei propri riferimenti, ma va compreso in quanto fenomeno giovanile ironico e legato alla cultura punk. Difficile prendere particolarmente sul serio un gruppo che ambisce ad essere una sintesi di fenomeni musicali come i 99 Posse o i Punkreas con un tocco di sonorità contemporanee. Il gruppo ha anche lanciato una campagna di crowdfunfing per pagare le ingenti spese legali legate all’inchiesta. Grazie a ciò ha raccolto addirittura una cifra intorno ai 20mila Euro.

Leonardo Gianelli

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