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Pensione anticipata, proroga fino al 2025 | Ecco come raggiungere la pensione 5 anni prima

Uscire con l’anticipata. 

È questa una parte della bozza del nuovo Decreto Lavoro che nel Governo Meloni si è occupato di materia pensionistica. La proposta è quella di prevedere un allungamento fino al 2025 della possibilità di uscire anticipatamente dal proprio impiego previo accordo aziendale.

Ma che cosa prevedeva la legislazione precedente?

La pensione anticipata: tutte le info e le novità

La sezione che si occupa di tale normativa si chiama contratto di espansione ed inizialmente era stato introdotto per dare la possibilità alle imprese con oltre mille dipendenti di stipulare tale contratto – in accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e i sindacati o le rappresentanze aziendali – per incentivare un ricambio generazionale attraverso l’assunzione di “nuovi lavoratori con profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione”.

Si prevede dunque un prepensionamento  per coloro che sono a un massimo di 5 anni dalla prima finestra utile per uscire con la pensione di vecchiaia o con la pensione anticipata in quanto si trovano nella condizione di aver già maturato il requisito contributivo minimo.

La Meloni, nel nuovo Decreto Lavoro, ha deciso di mantenere inalterate tali possibilità e in aggiunta prevedere l’ipotesi di un allungamento fino al 2025 della possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro per accedere ad una misura di prepensionamento garantita.

Una proposta interessante che proporrebbe quindi una proroga al contratto di espansione per permettere ai lavoratori più anziati di uscire addirittura fino a 5 anni prima dal raggiungimento dei requisiti minimi. Entrerebbe in gioco – a tal proposito – un’indennità a favore del lavoratore che lo accompagnerebbe fino al raggiungimento effettivo della pensione e che darebbe fiato alle aziende per assumere nuovi lavoratori più giovani.

Le diverse opzioni per chi non sceglie l’uscita ordinaria

Vi sono attualmente sette diverse strade per poter uscire dal proprio lavoro anticipatamente senza dover attendere la cosiddetta uscita ordinaria ‘per vecchiaia’

  1. La pensione anticipata ordinaria: lo strumento che permette di lasciare il lavoro per il raggiungimento dei requisiti minimi contributivi. Un procedimento che però richiede 42 anni e 10 mesi di contributi persati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
  2. Quota 103: misura transitoria che sostituisce la recedente quota 102, secondo la quale gli iscritti alla gestione Inps possono andare in pensione con 62 anni d’età e 41 anni di anzianità contributiva.
  3. Ape sociale: è una misura pensata appositamente per le categorie di lavoratori considerati deboli: disabili, disoccupati, caregivers, lavori usuranti. Bisogna comunque aver compiuto 63 anni e aver versato tra i 30 e i 36 anni di contributi.
  4. Attività usuranti: vi è una categoria apposita solamente per questa tipologia di lavoratori che si occupano di mansioni particolarmente usuranti (decreto legge numero 67 del 2011). 35 anni di contributi versati e un’età che dipende dal tipo di lavoro.
  5. Opzione donna: requisiti ridotti rispetto all’uscita ordinaria per le lavoratrici di sesso femminile. Contributi a 35 anni, età pensionabile a 60 anni – che però può essere ridotta di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di 58 anni.
  6. Lavoratori precoci (o quota 41): è riservata a quei lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi almeno a 18 anni di età e per questo vi è la possibilità di andare in pensione a qualsiasi età con 41 anni di contributi versati.
  7. Isopensione (o assegno di esodo): provvedimento introdotto dalla legge Fornero del 2012 secondo il quale i lavoratori delle grandi aziende – le quali presentano personale in eccedenza – possono essere mandati in uscita secondo un accordo tra sindacati e compagnie stesse. Per poterne beneficiare però devono mancare non più di 7 anni dall’uscita ordinaria.
Giulia Deledda

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