Esteri

Gli alieni delle repubbliche baltiche | Perché in Lettonia i cittadini russi non esistono?

Siamo in Lettonia, paese nel quale per volere della legge sull’immigrazione i cittadini di origine russa devono imprescindibilmente sostenere e superare un esame di lingua lettonepena l’esclusione dal paese.

Un provvedimento che permette di conferire una dichiarazione di conoscenza della lingua ufficiale solo una volta superato il test che sarà possibile svolgere previa iscrizione dal 1 febbraio al 24 marzo.

Fino ad ora sono stati 5.531 i cittadini russi che hanno sostenuto e superato la prova a Riga, a fronte dei 1.751 a Daugavpils e 1.029 a Liepaja. I dati ufficiali sono stati diffusi dal rappresentante del National Educational Content Centre (VISC) Liene Berzina.

Ma perché è necessario svolgere tale prova?

Li chiamano alieni delle repubbliche baltiche,  e sono i cittadini di origine russa che si sono trasferiti appunto nelle Repubbliche Baltiche di Estonia, Lettonia o Lituania a seguito della loro indipendenza dalla ‘madre sovietica’ avvenuta 32 anni fa (1991).

Da allora i cittadini dell’URSS che risiedono in tali territori (quasi 400 mila solo in Lettonia) non hanno diritto a possedere una cittadinanza. Per loro non vigono gli stessi diritti presenti per gli allora confratelli: nessuna possibilità di voto, restrizioni all’accesso ai pubblici impieghi, difficoltà nell’acquisto di proprietà.

Lo stesso passaporto che viene loro concesso rappresenta perfettamente il loro status di disagio. Di colore grigio, con la scritta alien – da qui appunto l’appellativo loro conferito – non presentano altri documenti se non questo che rivela chiaramente la condizione di subordinazione.

Stranieri in patria. Una situazione surreale che più di una volta è stata portata all’attenzione al consiglio delle Nazioni Unite per discutere delle evidenti violazioni di diritti umani presenti in tali realtà.

Per comprendere meglio la situazione riportiamo le parole di Stanislav, uno fra i tanti alieni testimoni di tali ingiustizie il quale nel 2016 ha condotto un’intervista a VICE News. 

“Nei primi anni Novanta la cittadinanza era concessa su basi puramente etniche. Nei passaporti sovietici compariva la dicitura ‘etnia’. Sul mio, ad esempio, c’era scritto ‘etnia russa’. Dovevi essere o di etnia estone o avere un cognome compatibile. Molti che ottennero la cittadinanza infatti erano nati nel Caucaso, dove c’erano state deportazioni di estoni.”

Ma le cose sono cambiate nei primi anni 2000. È stato infatti introdotto un test di lingua, cultura e storia locale – sia estone, che lettone – che dava pieno diritto, una volta superato, alla cittadinanza. E, come se non bastasse, nel test di storia bisogna dichiarare che l’Unione Sovietica abbia occupato la Lettonia (fatto sul quale si hanno molti dubbi, ritenendo che la Lettonia abbia aderito volontariamente).

Una condizione di continuo disagio e discriminazione, che ogni giorno riguarda sempre più cittadini/non-cittadini delle Repubbliche baltiche, le quali ancora oggi non riconoscono gli individui di origine russa.

Giulia Deledda

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