Una scuola intitolata in ricordo del giudice Giovanni Falcone.
Zen2, il riscatto degli ultimi, dei più deboli nel territorio predominio della mafia.
Ma la storia che vi raccontiamo oggi ha del surreale.
La direttrice dell’istituto, Daniela Lo Verde, è finita agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e corruzione. E pensare che solo tre anni fa era stata nominata Cavaliere al merito della Repubblica italiana per l’impegno dimostrato nella scuola durante il periodo pandemico.
Oggi, invece, vengono condotte nei suoi confronti delle indagini per la falsificazione di richieste per i progetti Pon inerenti al ricevimento di materiale informativo destinato agli studenti. Materiale che invece è finito nelle tasche della dirigente dell’istituto e del suo vicepreside Daniele Agosta.
L’inchiesta – non a caso denominata la coscienza di Zen-o – è stata coordinata dalla procura europea e dai carabinieri del nucleo Investigativo di Palermo, i quali hanno lavorato fianco a fianco per smascherare l’oltraggioso danno mosso dalla preside nei confronti dei suoi protetti.
Fondi europei che erano stati destinati alla scuola di frontiera, situata in un quartiere particolarmente fragile di Palermo, e rinominata a tal proposito Zen2 in onore del valoroso giudice antimafia Giovanni Falcone. Eppure la vicenda di valoroso non presenta assolutamente nulla.
“Gli approfondimenti investigativi hanno messo in luce una gestione dell’istituto volta a curare interessi di natura meramente personale – viene così descritto in una nota elargita da parte della Procura Europea, la quale sostiene che – una cospicua quantità di generi alimentari nonché costosi dispositivi informatici destinati agli studenti sarebbero stati costantemente prelevati dalla preside e dal suo vice per proprie ed esclusive necessità“.
Falsificazione di richieste, appropriazione indebita di materiale tecnologico, rivendita dello stesso per interessi personali e sottrazione di fondi europei. Queste le accuse che secondo la ricostruzione dei procuratori europei delegati – Geri Ferrara e Amelia Luise – sono imputabili alla ‘Cavaliera’ al merito della Repubblica italiana.
Daniela Lo Verde avrebbe attestato “falsamente la presenza degli alunni all’interno della scuola anche in orari extra-curriculari al fine di giustificare l’esistenza di progetti Pon di fatto mai realizzati o realizzati solo in parte, nella considerazione che la mancata partecipazione degli studenti avrebbe inciso in maniera direttamente proporzionale sulla quota parte dei fondi destinati per ciascun Pon alla dirigenza”. In questo modo è riuscita a impossessarsi del materiale informatico messo a disposizione dalla società R-store in relazione ai fondi Pon destinati agli studenti palermitani.
Adesso toccherà scontare gli arresti domiciliari e vedersi rimuovere tutti i titoli attribuitigli in merito al suo onore e alla sua virtù, totalmente inesistenti a giudicare dal gesto compiuto.
Un triste epilogo che non merita in alcun modo di essere accostato al nome di Falcone.
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