Habakkuk Baldonado, defensive end di 116 chili di muscoli, potrebbe diventare uno dei primi giocatore di football americano di scuola italiana a entrare nella massima serie americana: la NFL. Il Draft, l’evento che sceglie i migliori giocatori dei college, si terrà da giovedì a sabato, e “Haba” (classe 1999) è in corsa. Ha parlato del suo percorso in un’intervista con “La Repubblica“, che qui proponiamo riassunta.
Come ha fatto un ragazzo di Torrevecchia, nel cuore dell’Italia calciofila, a scoprire il football americano e diventare così bravo? Quando era ragazzino, non sapeva nulla del gioco, ma a 12 anni, dopo aver visto una partita della NFL in televisione, è stato colpito dalla velocità, dall’adrenalina e dalla complessità strategica del gioco. Così ha cercato un team e ha trovato i Lazio Marines, ma dopo solo un mese ha smesso perché il campo di allenamento era troppo lontano da casa sua.
Tuttavia, il sacro fuoco ha ripreso a bruciare dentro di lui quando ha incontrato un ex compagno di squadra che gli ha detto che i Marines si erano spostati a Viale Marconi. Da lì in poi non ha più smesso di giocare e ha imparato a farlo bene a Roma. Grazie all’aiuto di Guido Cavallini, è entrato in contatto con l’head coach della Clearwater Academy Int vicino a Tampa, in Florida. Nonostante avesse solo 17 anni, ha deciso di andare negli Stati Uniti per giocare a football, nonostante i dubbi e le paure. Dopo un infortunio all’inizio della stagione, ha chiuso la stagione con numeri impressionanti. In seguito le offerte per i college si moltiplicavano, con offerte da alcuni dei più importanti del paese. Haba ha scelto Pittsburgh, squadra per la quale è presto diventato un pilastro difensivo.
La prima cosa che dice di mancargli è la famiglia, a cui sembra molto legato. Si parla di sua madre Paola, cresciuta a Roma ma da una famiglia toscana, e del padre Edgar, originario dei caraibi e purtroppo scomparso in un incidente in moto quando Haba aveva solo 13 anni. Una citazione anche al fratellino, che si è appena trasferito in Australia per provare la carriera da lottatore di MMA professionista. Ad Haba manca tutto di Roma, compresi i compagni di scuola e le lunghe serate a Trastevere. Baldonado porta sempre con sé una gigantesca bandiera italiana con il Colosseo sopra. Nel suo paese gli mancano il cibo e la capacità di rilassarsi con gli amici. In America, a detta sua, tutti sono concentrati solo nel fare soldi e sono individualisti. Ad Haba sembrerebbero mancare anche i parchi e le aree verdi, il cibo e il vino italiani, i musei e il suo appartamento. Tifa per la Roma e ammira sia Totti che Spalletti, grande allenatore, nonostante le polemiche con l’ambiente romano. Haba termina poi l’intervista con un appello a tutti gli appassionati o anche solo i curiosi di football. Arriva l’invito a contattarlo per sapere di più sulla disciplina e a far crescere questo sport bellissimo “tutti insieme”.
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